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ATTACCO AL PAPA Florilegio di articoli d’autore apparsi sulla stampa quotidiana nei giorni della crisi provocata dalla follia islamica. (a cura della redazione di Missione in Web)
Il Pontefice sotto attacco nel silenzio dell’Europa di Gino Nebiolo "Giornale di Sicilia" Mentre le piazze, le redazioni, le antenne televisive del mondo musulmano continuano ad invocare la punizione di Benedetto XVI per la sua lectio magistralis all’università di Ratisbona, mentre gli imam integralisti e "moderati" mobilitano i fedeli, le bande di Al-Quaeda promettono attentati in Vaticano, in Somalia si uccide una suora ed in Cisgiordania vandali impazziti colpiscono le chiese, ciò che più stupisce ed addolora è il silenzio dell’Occidente. O meglio, il silenzio dei governi soprattutto europei, la negazione della loro solidarietà al Papa aggredito ed ingiuriato, e la sintonia di parte dei mass media occidentali con gli slogan anticristiani delle folle islamiche. Si contano sulle dita di una mano le voci ufficiali in difesa di un mite Pontefice il quale, rivolgendosi ai rappresentanti della scienza, ha anzitutto condannato la secolarizzazione del mondo cristiano, il suo falso illuminismo,l’allontanamento della ragione da Dio, per citare poi un versetto del Corano che dice:<<Nessuna costrizione nelle cose di fede>> e ricordare con l’imperatore medievale Manuele Paleologo che la violenza è in contrasto con la natura di Dio e la natura dell’anima. Il fatto sorprendente è che poi hanno letto la prolusione del Papa nella sua integralità e, non si sa quanto per malafede o per cedimento ai luoghi comuni, molti giornali hanno interpretato quei concetti filosofici e teologici, condivisibili da cristiani come da musulmani o ebrei o buddisti, in una chiave politica, di uno scontro tra culture, scatenando la protesta che ormai dilaga senza freni. Per sottolineare la superficialità e (nel caso di Al-Jazeera, l’emittente di maggiore ascolto tra i musulmani) di colpevole frenesia di provocazione, basti dire che a tutt’oggi non esiste una traduzione araba del discorso, e fino a ieri, quando i giornali pubblicavano i loro editoriali, non era disponibile alcuna traduzione integrale in lingua inglese e francese. È possibile discettare su un testo che non si conosce, o di cui si conoscono soltanto frasi tolte da un contesto complesso e dotto, sintetizzate frettolosamente se non ingannevolmente? A tentar di porre fine alla gazzarra, Benedetto XVI nell’angelus della domenica ha chiarito il suo pensiero senza ogni possibilità di dubbio o di malevole chiose. Egli lo ha fatto da pastore di anime, non certo da politico ansioso di recuperare consensi. Lo ha fatto in un gesto di amore. E Dio non voglia che gli imam integralisti e le televisioni arabe non lo vogliano spacciare ora alle folle avvelenate dall’odio come un gesto di debolezza o di cedimento. La Chiesa cristiana rispetta le altre religioni ma continuerà con esse il suo secolare, doveroso confronto teologico. Intervista al Cardinale Vinko Puljic Arcivescovo di Sarajevo di Paolo Lambruschi su "Avvenire" Sabato 16 Settembre2006 Non ci sono alternative al dialogo con l’islam, ma l’Occidente, soprattutto l’Europa, deve aprire gli occhi e chiedere reciprocità ai paesi islamici. E le parole pronunciate dal Papa, che conosce molto bene la situazione mondiale, hanno aperto una finastra sulla realtà. Vinko Puljic, 61 anni, arcivescovo di Sarajevo dal 1990, cardinale di Bosnia dal 2004, è uno dei pastori europei che conosce meglio la realtà dell’islam con la quale si è sempre confrontato.[…] <<Il Papa conosce molto bene la realtà del mondo -spiega il Cardinale- quindi non ha senso chiedergli di fare retromarcia. Pur tenendo una lezione accademica, in Germania ha aperto una finestra su una realtà che il mondo non deve ignorare se vogliamo costruire un pace vera>>. Quale? L’Europa sembra non capire, bisogna creare buone relazioni con i Paesi islamici, non ci sono alternative. Ma serve la reciprocità, dire loro: noi accettiamo i vostri popoli, ma voi dovete accettare i cristiani. Dove sono i campanili delle nuove chiese in Turchia, ad esempio? E perché i cristiani in Sudan non possono vivere liberamente la propria fede? E perché tutti i Paesi islamici non reagiscono contro il terrorismo? Sono questioni che è importante porre con franchezza. Come interpreta le polemiche sulla frase del Papa relative alla guerra santa, la jihad contraria all’autentico spirito del Corano? Il Papa conosce molto bene la situazione dell’islam mondiale e non ha parlato certo contro quella religione né offeso i musulmani. Queste reazioni mettono invece in evidenza una serie di problemi che ostacolano il dialogo. Anzitutto manca una interpretazione cranica unica, le scuole sono molte. Secondo, l’islam non ha una vera e propria gerarchia ecclesiastica con cui interloquire, ma anche a livello teologico è difficile rapportarsi perché le interpretazioni variano a seconda del paese. Terzo problema, manca la distinzione tra potere politico e potere religioso, che nelle repubbliche islamiche vanno a braccetto. Ecco allora che le masse islamiche diventano facilmente manipolabili. Lei ha spesso denunciato la persecuzione patita dai cristiani in questi 11 anni di pace. Cosa è cambiato nel suo Paese dopo il trattato di Dayton? L’islam bosniaco come lo conosco io è sempre stato diverso rispetto a quello arabo e asiatico. I nostri concittadini musulmani sono stati islamizzati durante i 400 anni di dominazione ottomana. La Bosnia prima della guerra era, a fasi alterne, abbastanza tollerante. Sotto il comunismo, poi, eravamo vicini, condividevamo l’oppressione. La guerra ha segnato uno spartiacque. L’Europa è rimasta a guardare inerte mentre i paesi musulmani mandavano aiuti: Iran, Pakistan, Arabia Saudita, Malaysia. E con l’aiuto portavano il loro pensiero, che è diverso da quello esistente da secoli nel nostro paese. Soprattutto sono arrivate le sette fondamentaliste. Dopo l’11 Settembre, poi, la situazione è diventata più instabile, il clime è molto cambiato. Si sentono gli influssi politici sulla religione. Il punto è cercare di rompere il meccanismo di radicalizzazione cercando una strategia di dialogo. Possiamo ancora farcela, la mia terra può diventare un importante laboratorio di convivenza perché l’estremismo non è ancora maggioritario nella società. E da dove si può cominciare? Non è facile dire cosa fare, in questo momento poi… ma la strada del dialogo con l’islam va trovata, non ci sono alternative. Non basta, però, la buona volontà. Occorre un approccio realista. Intervista a Magdi Allam giornalista e scrittore di Giorgio Paolucci su "Avvenire" Sabato 16 Settembre 2006 Non si deve cedere alla prepotenza e alla strumentalizzazione che montano nel mondo musulmano. Che ha bisogno di più ragionevolezza e meno rabbia. E in questo senso le parole pronunciate da Benedetto XVI a Ratisbona non sono un attacco, ma una salutare provocazione. Ne è convinto Magdi Allam […]. A giudicare dalle reazioni registrate in queste ore, siamo davanti a un fronte compatto, anche se eterogeneo, di proteste contro l’intervento del Papa all’università di Ratisbona. Questo è l’islam con cui ci dobbiamo confrontare? Sono sgomento e preoccupato per il fatto che ogni volta che sulla scena internazionale si verifica un evento che viene percepito come una lesione della dignità dei musulmani o della sacralità dell’islam, alle aggressioni verbali che scaturiscono dagli elementi più oltranzisti si accodano anche coloro che consideriamo moderati. Gente che magari si è pronunciata contro il terrorismo, ma in questi casi finisce per appiattirsi sui prepotenti: evitano di pronunciarsi nel timore di essere bollati come i "traditori" di uno schieramento eterogeneo che va da Benladen fino ad Al-Arabia. La paura li ferma e così vengono arruolati nelle file degli anti-occidentali. A Ratisbona il Papa ha invitato l’Occidente a riscoprire il logos, a riannodare il legame tra fede e ragione. È un invito che riguarda anche il mondo musulmano? Certamente. Ma prime mi consenta una osservazione di metodo. Non si dimentichi che Ratzinger stava tenendo una lezione nell’università dove ha insegnato per tanti anni. Quello non era un incontro sul dialogo interreligioso, parlava a un pubblico di cattolici. Era pienamente legittimato a esprimere opinioni che possono differire (anche ampiamente) dalle posizioni dei musulmani. Chi l’ha detto che il Papa deve dire solo cose <<gradite>>? Detto questo, trovo che il richiamo al logos, all’agire secondo ragione, sia una salutare provocazione per quanti, in Occidente come nell’islam, hanno lasciato la ragione nel casseto. Tanti guai nascono dall’applicazione letterale dei versetti del Corano… La necessità di coniugare fede e ragione è sostenuta per secoli da molti "liberi pensatori musulmani" che in varie occasioni affermarono la natura <<creata>> non <<incerata>> del Corano. Se il libro sacro ai musulmani è creato e quindi è successivo a Dio, questo legittima l’uso della ragione umana nell’interpretazione del Corano. Averroè ha espresso bene la necessità di introdurre il ragionamento laddove l’interpretazione letterale porta a conclusioni contrarie alla natura umana. Ma i libri di Averroè finirono al rogo… È vero. Però la sua eredità è rimasta, e tanti teologi e filosofi nel corso dei secoli se ne sono fatti interpreti. Il professor Abu Zeid è l’esempio di un discepolo contemporaneo di Averroè, ed è attualmente uno dei maggiori conoscitori del Corano. Anche se, dopo le accuse di apostasia ricevute in Egitto, ha dovuto andarsene in esilio in Olanda. Una mosca bianca, dunque, e pure in esilio… Come lui ce ne sono altri ma vengono tenuti ai margini, messi a tacere o perseguitati. Non riescono ad avere un ruolo sociale influente. L’Occidente dovrebbe impegnarsi per farli conoscere, accreditarli come interlocutori, aiutarli ad allargare la loro influenza nelle rispettive società. Molte critiche al Papa sono venute per i riferimenti alla guerra santa e all’uso della violenza per diffondere l’islam. Benedetto XVI ha riproposto fatti storici. Dire che l’islam si è diffuso attraverso le guerre – prima con Maometto e poi con i califfi che gli sono succeduti – non è un offesa: è una verità storicamente fondata. Negarlo equivarrebbe a negare che le Torri Gemelle siano state abbattute da due aerei l’11 Settembre del 2001. Come sradicare l’ideologia fondamentalista che strumentalizza la religione per giustificare i suoi obiettivi di potere? E cosa può fare l’occidente? Questo è un dramma tutto interno al mondo islamico, che è obnubilato dall’antioccidentalismo e da un desiderio di rivalsa mai sazio. Ma l’Occidente potrebbe fare molto… Cosa? Deve ri-affermare al suo interno il primato di valori assoluti e universali, in primis la sacralità della vita e la dignità e la libertà della persona, che devono essere rispettati anche dai musulmani che vivono qui. Così facendo, tornando a essere pienamente se stesso, l’Occidente contribuisce anche alla riforma in senso modernista e liberale delle comunità musulmane che vivono in emigrazione. Non è poco sa? Se i musulmani che vivono qui condividessero pienamente quei valori fondanti, avremmo risolto molti problemi. Una riforma in Occidente avrebbe certamente un effetto di ritorno nei paesi di origine, ne verrebbe un contagio virtuoso su tutta la umma. Il dramma dell’Occidente è che neppure in casa sua è capace di vivere e imporre certe valori. E in più, a livello culturale e mediatico, si è affermato un atteggiamento colpevolista in base al quale qualsiasi cosa negativa si verifichi nei paesi islamici viene fatta risalire a responsabilità europee o americane, vicine o lontane. È una specie di " meaculpismo" postcoloniale. Siamo di fronte alla riedizione della campagna contro le vignette satiriche su Maometto? In quel caso l’origine dell’incendio era un giornale, qui stiamo parlando del capo della Chiesa cattolica. Il rilievo è molto maggiore. E le conseguenze potrebbero essere peggiori. I predicatori d’odio continueranno a strumentalizzare questa ed altre vicende. E sa perché? Perché questa avversione all’Occidente non è di natura reattiva, per loro ogni pretesto è buono per dare nuova linfa a un’aggressività che viene da lontano. Il fatto di poter individuare come bersaglio il capo della Chiesa cattolica è un occasione ghiotta: cercheranno di fare in modo che attorno alle dichiarazioni del Papa e alle richieste di scuse pubbliche si crei la più ampia coalizione possibile. In queste ore si vede che stanno cercando di coinvolgere i loro governi. E anche le comunità cristiane che vivono nei Paesi islamici potrebbero entrare nel mirino dei "duri". Ma allora non era meglio essere più cauti, pensando a certe conseguenze? Insomma come scrive qualche commentatore, il Papa ha esagerato? Assolutamente no . Ha detto ciò che un Papa può legittimamente e liberamente dire. E le sue argomentazioni sono presenti anche all’interno del mondo islamico, condivise da molti riformatori. E comunque ritengo che sia arrivato il momento della chiarezza. Bisogna scoprire le carte: basta con i dialoghi fatti di ambiguità e paure. Perché si cementi una base solida e costruttiva tra cristiani e musulmani, è salutare che le due parti chiariscano fino in fondo le rispettive posizioni, si confrontino in tutta la loro autenticità. Se invece ci si ferma, nel timore di provocare dissapori o reazioni violente, ci rendiamo complici di un contesto in cui sempre più prevarranno i prepotenti. Ci sarà un costo da pagare? Meglio pagarlo oggi che tra dieci anni. Prima si interviene e si fa chiarezza e meglio è. Lasciare che la falsità e l’ipocrisia perdurino, accresce il potere degli estremisti. Guardando al futuro, c’è di che essere ottimisti o pessimisti? Realisti, si deve essere realisti. Nell’immediato dobbiamo prepararci al peggio, prendere atto che c’è una guerra in atto, sia sul piano del terrorismo che colpisce in varie parti del mondo, sia sul piano dell’esrtremismo che ha messo le mani su molte moschee. Tutto ciò è parte integrante di una guerra contro l’Occidente e contro gli stessi musulmani che si oppongono alla strumentalizzazione della loro fede. Questo è il tempo della fermezza e della Chiarezza per fronteggiare la minaccia che abbiamo davanti. Dobbiamo farlo insieme: cristiani, musulmani, ebrei, uomini di buona volontà. Dobbiamo costruire un’alleanza in nome della ragione e di una fede che fa riferimento a valori che sono trascendenti, assoluti e universali. Al-Jazeera, il nuovo profeta. di Camille Eid su "Avvenire" 16 Settembre 2006 La televisione araba – scrive di recente un giornalista satirico siriano – ha realizzato un exploit singolare: ha rovesciato la teoria di Darwin convertendo l’uomo in scimmia. Le antenne paraboliche che spuntano come funghi nei cieli delle città arabe, dalle bidonville di Casablanca alle periferie diseredate di Baghdad, la dicono lunga sul potere che esercitano le tivù satellitari, e più in generale la televisione, su milioni di persone. I cittadini arabi trascorrono il 36 per cento del loro tempo consumando programmi televisivi. Vai in un caffè e trovi i clienti raccolti davanti allo schermo, entri in una casa e trovi la casalinga assorbita dalla telenovela messicana. In uno studio pubblicato all’inizio di quest’ anno "Gli universitari tra la marea lunga del video e la marea bassa della lettura", un sociologo algerino afferma che persino tra i giovani colti predomina la volontà di tralasciare libri e giornali a vantaggio della tivù. "La televisione e Internet – scrive Sultan Belgaith – diffondono l’abbandono della lettura tra molte persone che non desiderano dapprincipio leggere articoli dettagliati e lunghi che richiedono una certa concentrazione e profondità. Quel che cercano sono delle sintesi con frasi cortissime, saltare continuamente da un canale all’altro, immagini che scorrono veloci, momenti di attenzione corti, un’eccitazione continua". Secondo statistiche relative al 2000, il 90 per cento delle famiglie residenti nei territori palestinesi possiede un apparecchio televisivo, al 45 per cento dotati di antenna parabolica. Al primo posto, nella classifica dei telegiornali più seguiti, figura Al-Jazeera, con il 78 per cento dello share. Questa percentuale si è sicuramente ridotta dopo la nascita della rivale Al-Arabiya, non però in misura tale da soppiantare la tivù del Qatar. Un potere – una responsabilità, diremmo – immenso che, se esercitato senza alcun criterio, rischia di scavare ulteriori e inutili solchi non solo tra le due rive del Mediterraneo, ma anche tra islam e cristianesimo. E Al-Jazeera ha alle spalle già un precedente "avvelenato" quando, all’elezione di Benedetto XVI, ha sottolineato come nel suo primo discorso avesse parlato dell’immensa eredità comune tra ebrei e cristiani "ignorando l’islam e i musulmani". Una scritta che in queste ore scorre in continuazione – "il Papa critica l’islam e offende il suo profeta" – fornisce da sé quella breve "sintesi" che li cittadini arabo-musulmano chiede per pretendere di aver capito tutto. Senza nemmeno sobbarcarsi la fatica di andare a fondo dell’argomento leggendo, semplicemente leggendo. Viene da sorridere – o forse da piangere – quando gli intellettuali musulmani cercano di stimolare i musulmani all’importanza della lettura nell’islam ricordando che la parola discesa su Maometto fu "Leggi!", in arado Iqra, la quale ha dato origine alla parola corano. "Siamo la nazione di Leggi!", si compiaceva a ripetere uno di loro, mentre un altro ricordava che Maometto liberava ogni prigioniero che accettasse di insegnare a leggere a dieci musulmani. Oggi il mondo musulmano spende meno di 4 milioni di dollari annui nell’acquisto di libri, una goccia nel mare dei 12 miliardi spesi nell’Unione europea. Nella sola Spagna si stampano ogni anno più libri di quanto il mondo arabo ha pubblicato dal IX secolo a oggi. La cultura, l’educazione, servono quanto il pane al mondo arabo islamico. Ma c’è chi invece sulla tavola della tv mette polpette avvelenate. Angelus di Domenica 17 settembre di Benedetto XVI "L’Osservatore Romano" Lunedì 18 Settembre Cari fratelli e sorelle, il viaggio apostolico i Baviera, che ho compiuto nei giorni scorsi, è stato una forte esperienza spirituale, nella quale si sono intrecciati ricordi personali […]. In questo momento desidero solo aggiungere che sono vivamente rammaricato per le reazioni suscitate da un breve passo del mio discorso nell’Università di Regensburg, ritenuto offensivo per la sensibilità dei credenti musulmani, mentre si trattava di una citazione di un testo medievale, che non esprime in nessun modo il mio pensiero personale. Ieri il Signor Cardinale Segretario di Stato ha reso pubblica, a questo proposito, una dichiarazione in cui ha spiegato l’autentico senso delle mie parole. Spero che questo valga a placare gli animi e a chiarire il vero significato del mio discorso, il quale nella sua totalità era un invito al dialogo franco e sincero, con grande rispetto reciproco. Questo è il senso del discorso. […] La forza del Cristianesimo di Vittorio Messori su "Corriere della sera" Lunedì 18 Settembre I cristiani della mia generazione hanno passato gran parte della vita a confrontarsi con quelli che non credevano in Dio: i comunisti. E adesso devono confrontarsi con quelli che, in un Dio, ci credono "troppo": i musulmani. Se questo è il menù, non resta che accettare, purchè sempre sorretti dal realismo evangelico. Quello, ad esempio, che renda consapevoli della lettura distorta delle parole di Benedetto XVI a Ratisbona non è che un pretesto come un altro: un detonatore purchessia, di cui si andava alla ricerca. Il Papa è incappato in quella che sembra essere una generosa imprudenza. Per un paio d’ore ha voluto ritornare il professor Joseph Ratzinger che si rivolge ai colleghi dell’università dove ha insegnato. Una sorta di pausa per lui, che sente fino in fondo il peso della guida di un miliardo di cattolici cui deve rivolgersi con encicliche, documenti magisteriali, omelie. Certezze, comunque, che confermino nella fede, non ipotesi e ricerche accademiche. Smessa, per un momento, la bianca talare papale, ha creduto di poter reindossare la toga nera professorale. In quel candore evangelico che lo rende amabile, alieno da ogni furbizia, ciò che non ha messo in conto è che il media-system non gli avrebbe concesso di tornare professore trai professori e che lo avrebbe valutato come Papa; che, in gran parte, quel "sistema" non avrebbe capito una lezione così complessa; che si sarebbe fatto ricorso a sintesi brutali; che si sarebbe focalizzata l’attenzione non sull’universalità della cultura ma sull’attualità del giorno. Non sempre per cattiva volontà, ma per inevitabile deriva, il giornalismo conferma spesso Joseph Fouchè, il luciferino ministro di polizia di Napoleone: << Datemi lo scritto di chiunque e vi assicuro che, isolando una frase dal contesto, sarò in grado di inviarlo sul patibolo >>. In effetti se qualcuno che conosce i meccanismi di informazione (e disinformazione) avesse visto in anticipo il testo della lectio magistralis del professor Ratzinger, lo avrebbe avvertito di cercare citazioni diverse da quella del settimo colloquio con un dotto persiano dell’Imperatore Manuele II Paleologo: <<Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo e vi troverai solo delle cose cattive e disumane, come il suo ordine di diffondere la fede attraverso la spada>>. Non conta che sia una citazione di un autore antico che lo stesso professor Ratzinger precisa e chiarisce, non conta che sia data con precauzioni come:<<un modo sorprendentemente brusco>>, <<un linguaggio pesante>>. E, purtroppo, non conta neppure che, pur con le distinzioni che Ratzinger non manca di fare, descriva una verità oggettiva. Conta il fatto che la frase sarebbe stata certamente avulsa dal contesto e, eliminate le virgolette, sarebbe stata attribuite non al remoto paleologo ma a Benedetto XVI. La cosa era talmente prevedibile che non è mancato chi ha subito previsto una fatwa di morte per Benedetto XVI. Sono stati ottimisti: ne sono giunte non una ma molte, senza che il testo fosse letto, prima che fosse tradotto in arabo e che si andasse al di là delle estrapolazioni abusive delle agenzie. In ogni modo, lo osservavo all’inizio, la lezione universitaria manipolata non è stata che un pretesto come un altro. Prima o poi doveva avvenire. Mentre il marxismo è un giudeo-cristianesimo secolarizzato, l’islam è, oggettivamente, un giudeo-cristianesimo semplificato. Il concetto di amico-nemico – in una brutalità, appunto, semplificatoria – gli indispensabile, almeno nella lettura che porta al fanatismo che conosciamo. Vi è comunque, negli eccessi musulmani che constatiamo e che riempiranno anche il nostro futuro, una ricaduta in qualche modo "positiva" per il cristianesimo. Questo fu insidiato dal fascino suadente di quella sorta di vangelo di libertà e giustizia – qui ed ora, non in un illusorio Aldilà – proposto da quel nipote e pronipote di rabbini che fu Karl Marx. Forte poi, e questa non in crisi, l’attrazione suscitata dal buddismo che è, in sostanza, un ateismo, ma che una folla crescente di occidentali accoglie – magari in versioni immaginarie – come una religione alternativa al cristianesimo. E vedrete che, prima o poi, tra le esportazioni con cui la Cina ci inonda, ci sarà la sua sapienza, più antica di mezzo millennio di quella evangelica, quel Confucianesimo che farà breccia tra tanti americani ed europei. Non avverrà, non potrà avvenire con l’islamismo. Il volto che presenta è in rotta di collisione con quel "politicamente corretto" che è – nel bene e nel male – il nostro pensiero egemone. Non dimentichiamo che esistettero, ed esistono, culture e società musulmane ben diverse. Ma ciò che oggi giunge alla gente è la versione repellente: folle imbestialite che agitano armi, sangue a fiumi, guerra santa, insensibilità sociale, burka e privazione di diritti per le donne, poligamia, esecuzioni pubbliche, rapimenti, frustate, minacce, ricatti, interdetti alimentari, persecuzione degli omosessuali, intolleranza, dogmatismi, trialismi, letteralismi scritturali, indifferenza all’ambiente, persino proibizione di tenere con se "impuri" cani e gatti… L’opposto, insomma, della sensibilità corrente oggi nelle società democratiche. Che Dio non voglia: lo scontro – che il cristiano tenta in ogni modo di evitare, ma che è cercato da molti nella controparte – se ci sarà, sarà lungo e duro ma, almeno questa volta, la quinta colonna tra noi sarà esigua. Le conversioni di occidentali ad Allah sono marginali e riguardano in buona parte questioni matrimoniali o frange di estrema destra e di estrema sinistra. Al contrario: anche fenomeni discussi come quello dell’<<ateismo devoto>> mostrano che – messo con le spalle al muro, al bivio tra Gesù e Muhammad – l’uomo dell’occidente riscopre che, malgrado tutto, <<cristiano è mrglio>>. Parlando sempre, s’intende, da credenti: forse ancora una volta la Provvidenza potrebbe star scrivendo dritto su righe storte. Un vero dialogo altro che intimidazioni Di Marco Tarquino su "Avvenire" Martedì 19 Settembre Potrà sembrare scontato che i vescovi italiani abbiano espresso solennemente <<totale vicinanza e solidarietà>> a Benedetto XVI. Ed è naturale che sia stato il presidente della Cei a dar voce, con gratitudine e ammirazione, al pensiero e al sentimento della Chiesa italiana per il Santo Padre nel momento in cui << contro la sua persona e il suo ministero >> da parte di molti settori del mondo islamico vengono orchestrati << atti intimidatori>> e << inqualificabili minacce>>. Ma anche quel che appare scontato, e che è perfettamente naturale, merita di essere sottolineato in questi giorni di sbalorditiva mobilitazione contro la verità, nei quali abbiamo assistito al sistematico tentativo di amputare e capovolgere il significato della straordinaria lectio magistralis su fede e ragione svolta da Papa Ratzinger all’Università di Ratisbona. Una riflessione <<splendida>>, d’impressionante potenza e profondità, su cristianesimo, Logos e dia-logos programmaticamente rivolta all’intelligenza e alla memoria culturale e identitaria d’Europa e dell’intero Occidente, ma che si è fatto di tutto – a partire da una citazione medievale – per tradurre in un offesa ai musulmani. Un’autentica devastazione di senso. Che non è il frutto del caso, ma la conseguenza di incredibili facilonerie e distorsioni cronachistiche – sulle quali quasi nessuno ha ancora trovato il tempo per riflettere a dovere – che hanno fornito argomenti a chi non attendeva altro per far dilagare una nuova ondata di odio fondamentalista. Alla quale il Papa stesso e i suoi collaboratori, a cominciare dal segretario di stato, hanno opposto la disarmata umiltà dell’autentico messaggio di Benedetto XVI. Nelle condizioni date, è stata la sola risposta possibile a un’aspra e ingiustificabile campagna di disinformazione che ha mostrato almeno due facce. La prima, tumultuosa e drammatica, domina come ben sappiamo nelle terre in cui la religione islamica è maggioritaria. La seconda, spesso ghignante e comunque altezzosa, prende invece forma da certi silenzi ambigui che si sono manifestati nelle cancellerie d’Occidente e da troppe interpretazioni parziali e maramalde del discorso di Ratisbona emerse appunto sulla stampa, in particolar modo su alcuni quotidiani italiani. E questo merita un supplemento di riflessione. È infatti inevitabile sottolineare come la propensione ad attribuire a Benedetto XVI – come a rimarcato ieri il Cardinale Ruini - <<responsabilità che assolutamente non ha, o errori che non ha commesso>> arrivi ad essere doppiamente fuorviante e autolesionistica. Da un lato, si corre il rischio di lasciare agli addetti ai lavori e di non portare con intelligente meditazione al cospetto dell’opinione pubblica la fondamentale questione culturale messa a fuoco dal Papa-filosofo:<<il legame essenziale tra ragione umana e fede nel Dio che è Logos>> che per secoli, tormentosamente ma sicuramente, ha dato mete e senso alla storia dei nostri popoli e che, per citare ancora Ruini, <<apre oggi grandi prospettive al nostro desiderio di conoscere e di vivere una vita piena e libera>>. Dall’altro lato, si finisce per non cogliere nella sua inderogabile necessità di risposta l’immenso problema di liberta sollevato dall’insultante sollevazione jihadista contro le opinioni artatamente attribuite al Pontefice. Se davvero si lasciasse passare l’idea che si può pretendere – e per di più senza motivo – silenzio, scuse ritrattazione dal Papa, chi mai potrebbe più parlare, discutere, opinare – ancorché rispettosamente – su questioni riferibili alla fede islamica? Ma non ci sono solo le miopie, i fraintendimenti e le deformazioni. C’è la solidarietà corale della Chiesa col suo Pastore. Ci sono, Oneste e interessanti nella loro diversità e apertura al dialogo, le riflessioni di intellettuali che hanno raccolto la coinvolgente " provocazione" di Papa Ratzinger e si sono dimostrati solidali con lui. E c’è da sperare che, col progressivo diradarsi – grazie anche alla semplice e diretta linea comunicativa della Santa Sede – della pesante nebbia mediatica che è stata creata, torni a farsi più spazio per verità e ragionevolezza. Per intanto, meglio tardi che mai, è importante registrare come anche l’Unione Europea abbia infine trovato il modo di farsi sentire a sostegno di Benedetto XVI. Anche trovando la voce, L’Europa può cominciare a ritrovare se stessa. L’intimidazione regna e fa l’islam tutto uguale di Andrea Lavazza su "Avvenire" Martedì 19 Settembre 2006. È difficile, dall’osservatorio occidentale, non avere una prospettiva che tende a deformare l’intero mondo islamico – oltre un miliardo di persone – in un letto di Procuste fatto di enormi semplificazioni. La premessa è maggiormente doverosa in queste ore, nelle quali sono gli stessi canali dell’informazione a rendersi parte attiva delle notizie, ben oltre il famoso slogan di McLuhan secondo cui il medium è il messaggio. Se la tv satellitare Al-Jazeera diventa il megafono distorto della protesta contro il discorso pronunciato dal Papa a Ratisbona, riferendo la citazione di Manuele II come fosse una frase originale di Benedetto XVI, sganciata dal contesto e ignorando i passaggi più esplicitamente dialoganti, allora l’immagine che si riflette della galassia musulmana è quella di un "pensiero unico", dal quale è assai rischioso discostarsi. Tanti ayatollah Khomeini e qualche Salman Rushdie, "apostata" costretto all’esilio: il paradosso delle veementi accuse al Pontefice, ritenuto colpevole di offese alla religione di Maometto e animato da spirito "crociato", è che restituiscono un ritratto di chiusura e intolleranza dell’intera comunità islamica mondiale. Non vi sono personalità dialoganti e intellettualmente oneste che bollino come capziose e strumentali le interpretazioni negative dell’intervento papale, che respingano la barzelletta del complotto (magari sionista), che levino la loro voce per invitare a un ragionevole confronto, non fatto di invettive e di minacce? Persino un diplomatico maghrebino, che si era detto disposto a un colloquio con Avvenire, pare essere stato vittima del clima di "intimidazione", che l’ha costretto a fare marcia indietro. Quando il 70 per cento dei rispondenti a un sondaggio via internet, quindi non certo un pubblico illetterato, si dichiara d’accordo con le tesi espresse dalla Guida suprema iraniana Khamenei, che giudica l’islam sotto attacco, è lecito ritenere che in genere gli opinion maker non si differenzino dagli esponenti più oltranzisti del clero. Certo, uno dei principali motivi per cui sembra vigere un "pensiero unico", dal quale dissentire diventa un’azione di grande coraggio – anche fisico, purtroppo – è legato alla perdurante commistione di religione e potere politico, un elemento connaturato alla storia musulmana e ancora oggi operante in molti Paesi, non solo arabi. Neppure l’Occidente è rimasto immune dall’uso della fede come "instrumentum regni", ma la distinzione della sfera temporale da quella spirituale è ormai un portato condiviso e affermato della modernità. Dove i regimi sono colpevoli di dispotismo, corruzioni e grandi ingiustizie sociali, o dove più semplicemente mettono un tappo allo sviluppo pluralistico della società, rimane costante la tentazione di dare una risposta identitaria al malcontento diffuso e di incarnarla verso bersagli esterni. "Il vittimismo" che spesso allinga nell’islam sembra il frutto di tali dinamiche. L’emergere, poi, di correnti fondamentaliste attivamente impegnate nella spinta espansiva – il wahhabismo d’origine saudita in primis – che hanno trovato nei petroldollari degli ultimi decenni abbondanti risorse per finanziare un "riscatto" musulmano, non fa che dare forza a tale tendenza. Allora la domanda <<dove sono i moderati?>> trova una sconfortante risposta: sono ridotti in minoranza e messi a tacere da un clima di conformismo militante, in cui si sommano pressioni all’ortodossia religiosa, imposizione dei governi e scarsa apertura degli ambienti universitari e giornalistici. Esportare la laicità, così come la democrazia, può risultare un’impresa sbagliata, velleitaria o inefficace. Né l’occidente può considerarsi complessivamente "superiore". Eppure la necessità che escano dall’angolo (anche grazie a condizioni che lo permettano, non tutti possono essere eroi) personalità musulmane disposte a coniugare fede e ragione, secondo l’invito di Ratzinger, mai come in questi frangenti si dimostra urgente e probabilmente vitale per lo stesso mondo islamico. Tocca al Papa di Roma difendere i fondamenti della civiltà di Marina Corradi su "Avvenire" Martedì 19 Settembre 2006 Bruciano le immagini del Papa nelle strade di Bassora, in Iran l’ayatollah Khamenei definisce il discorso di Regensburg << l’ultimo anello di una catena>> nel quadro di una <<crociata americano-sionista>> contro i musulmani. E in questo teatro incandescente si alza come una vampata la minaccia del Consiglio dei mujaheddin, vale a dire della guerriglia irachena armata da al-Qaeda: <<Conquisteremo Roma come promesso dal Profeta. Proseguiremo il jihad finchè la nostra bandiera dominerà tutto il mondo>>. Invano, si direbbe, la Segreteria di Stato vaticana ha chiarito il senso del discorso di Regensburg (<< un radicale rifiuto della motivazione religiosa della violenza, da qualunque parte essa provenga>>), invano Benedetto XVI ha invitato a comprendere nell’Angelus il "vero significato" delle sue parole. Come in un ostinato dialogo con dei sordi, le voci più estreme dell’islamismo alzano il bersaglio fino a evocare la guerra santa contro gli infedeli, in uno di quei deliri collettivi che potrebbero parere incredibili, se la storia degli uomini non avesse già, nel tempo, testimoniato di essere capace di aderire alla più ceca follia. Parrebbe anzi che il tentativo di dissipare l’incomprensione d Regensburg e la volontà di chiarezza siano state interpretate dall’islam radicale come segno di debolezza, un chinare il capo dell’ "avversario" sul quale dunque infierire, fino a una "resa" completa. Il che induce a dubitare dell’intenzione di certo islam di dialogare davvero, e fa invece pensare che, a Bassora come a Teheran, alcuni abbiano colto nelle parole di Benedetto XVI solo un pretesto per far divampare un odio a lungo covato. In Occidente intanto, nella reazione dei quotidiani internazionali, si scopre un fraintendimento quasi simmetrico all’ "equivoco" in cui sono caduti gli ayatollah. Il New York Times, dopo avere scritto che il Papa ha <<insultato l’islam>>, ieri titolava sulle sue <<inusuali scuse>>, così come il Los Angeles Times e l’inglese Independent. Scuse? Questa espressione non compare nel testo del Cardinale Bertone, né nelle parole dell’Angelus. Una cosa è chiarire la Ratio di un intervento, rammaricandosi di non essere stati compresi, altra è chiedere scusa, e propria invece di chi sa di aver sbagliato. Singolare simmetria di fraintendimenti: per l’islam radicale il Papa ha offeso, per la stampa liberal ha dunque, coerentemente chiesto scusa. Ma chi va a leggersi la lezione di Regensburg, incentrata sul rapporto necessario tra ragione e fede – quel rapporto che è il fondamento, la colonna portante della cultura occidentale – prova, davanti alle reazioni che il discorso ha generato, una profonda inquietudine. Non solo per la reazione islamica – che pure il cardinale di Parigi Lustinger ha definito <<effrayant>>, spavento – ma per quelle di certo occidente più sottilmente e pure intimamente preoccupanti. Come se i più autorevoli intellettuali, i sacerdoti del pensiero " corretto " e del relativismo militante, non capissero che cos’è, davvero, questo divampare di piazze frementi e di foto bruciate. Né di cosa in realtà sarebbe "colpevole" il Papa quando argomenta teologicamente la inscindibilità tra ragione e fede nel Cristianesimo. Con quelle parole dette in un aula di teologia della vecchia Europa, un Papa si è trovato a difendere tutto l’occidente, la sua libertà di pensiero, i diritti dell’uomo che questo stesso Occidente è faticosamente arrivato a affermare dopo secoli di storia. I relativisti del New York Times, i teorici di un multiculturalismo spensierato per cui ogni cultura vale l’altra firmano le loro corrette omelie, svagatamente dimentichi di ciò che scrisse con la profezia dei poeti il loro nobel Eliot: << avete bisogno che vi si dica che persino modeste cognizioni/ che vi permettono di essere orgogliosi di una società educata/ difficilmente sopravviveranno alla fede cui loro devono il loro significato?>>. Aveva ragione Oriana Fallaci di Renato Farina su Libero Martedì 19 Settembre 2006 Il Papa sta pensando a due donne. Due donne sue e diversissime. Suor Leonella uccisa a Mogadiscio domenica. E Oriana Fallaci. A lui e a noi mancano tutt’e due. Entrambe sono una profezia. La violenza islamica ha per nemico il cristianesimo, la sua realtà di amore indifeso. Al Qaeda avverte, con sottofondo di Kamikaze che ritmano il passo: << È vicino il giorno in cui gli esrciti dell’islam distruggeranno le mura di Roma>>. Molte sono le minacce dirette a Benedetto XVI, raffigurato in un cartone animato di Al-Jazeera con un fucile che abbatte le colombe della pace lanciate da Giovanni Paolo II, in singolare coincidenza con le tesi di Repubblica. I dispositivi di sicurezza a Castelgandolfo, dove ora risiede, sono rafforzati. Già in passato Libero aveva scritto di possibili Kamikaze su aerei con obiettivo San Pietro ( intervista a Berlusconi, 27 dicembre 2003). Mai la minaccia è stata piena e totale come ora. Al Qaeda è la superficie emergente di un mondo unanime nel pretendere dal Papa l’impossibile: e cioè il rinnegamento di se stesso e delle sue convinzioni su che cosa siano la fede e la ragione, e su chi sia Dio. E l’Occidente guarda il Papa come a dirgli: ma si, dagli retta, dì che hai avuto torto. Ma il Papa non può. Piuttosto si fa ammazzare. Fa bene. Tocca a noi difenderlo. E dovremmo farlo come agirebbe Oriana. Piuttosto morti che islamici. Suor Leonella è caduta nel sangue dicendo << perdono, perdono, perdono>>. Non pretendeva di convertire nessuno, ma solo di servire i bambini malati e senza famiglia. Ma era terra islamica. Il Papa ha osato dire che l’islam talvolta pretende di espandersi con la spada? Ci insulta! Ammazziamo una suora. Oriana anche nelle discussioni con chi scrive diceva che il cristianesimo andava benissimo, e che Gesù era perfetto, meno che sulla faccenda del perdono, A furia di perdonare gli islamici sarebbero arrivati alle porte di Roma. L’avrebbero presa. Ma lei avrebbe combattuto come a Fort Alamo. Anche noi, credici Oriana. Il cristianesimo perdona ma non è imbelle. Uno si fa ammazzare, ma prova a disarmare il tiranno e i suoi giannizzeri. Glielo deve aver spiegato Benedetto XVI a Castelgandolfo, e glielo deve aver ripetuto il vescovo Fisichella, compagno delle sue ultime ore. Ratzinger sta pensando a queste due donne. E al destino di questo nostro Occidente, che l’ha lasciato solo. D’accordo. I cristiani devono perdonare, suor Leonella con il suo sangue è garanzia di vittoria, lo scriveva già Tertulliano. La questione non è sui martiri cristiani, così diversi da quelli islamici che ammazzano innocenti per papparsi le vergini. È quella del suicidio di questo mondo ricco e scemo, che si arrende e lascia fare per tirare a campare. Oriana alla fine ha accettato l’idea di perdono cristiano (lo si capisce da molte piccole cose). Esso però non c’entra nulla con il consegnare noi stessi e i nostri figli, la nostra memoria e il nostro futuro alla barbarie. Questo pretendono i teorici del dialogo. Ma coi tiranni non si dialoga, diceva Oriana: si dà guerra. Non guerra di religione, quella la fanno loro. Per noi si tratta di essere liberi di professare anche l’ateismo. Teniamo giù la croce, non adoperiamola come una spada, inginocchiamoci ad essa – chiede il Papa. Ma se i musulmani la bruciano, se ci impediscono di essere noi stessi, come giudicare chi dà ragione a questi sbudellatori e fornisce loro giustificazioni? Come si fa a non considerarlo un traditore? Uso il linguaggio forte della Fallaci senza valerne le unghia, ma che devo fare se lei non c’è più, se non copiarla? All’Angelus di Domenica Ratzinger ha spiegato che non voleva offendere, desidera solo un <<dialogo sincero>>. Sincero vuol dire, tra uomini, cercare di capire il motivo delle diversità. Il Santo Padre a Ratisbona si è interrogato, con la voce di un imperatore bizantino, se sia giusto o noimporre la fede con la forza. Il Paleologo allora regnante rispose: la libertà è un bene supremo, non così per Maometto. L’Intellettualità e la politica occidentali chiedono di lasciar correre, di soprassedere. Di lasciare che i musulmani facciano i musulmani, questo è il dialogo per loro. Lasciare che ci mettano in testa il turbante delle loro leggi. Peggio loro dell’islam. Basta leggere Repubblica, che è il quotidiano di riferimento dell’insegnante tipo delle scuole superiori, per capire il nostro disastro. Su quel giornale si spiega che il Papa in Germania ha sbagliato, per fortuna si è corretto ( falso ), e comunque resta un poveretto perché ha distrutto il lavoro di anni del predecessore Wojtyla. Un discorso del genere, copiato da Al-Jazeera, è benzina per il ricatto, una miccia per Al-Qaeda. È il modo di fornire un alibi ai terroristi e a quelli che, negando il terrorismo, ma fiancheggiandolo, vogliono prendere il possesso di Roma. Roma intesa simbolicamente, perché c’è il Papa, ma anche fisicamente. Ed oggi, come capito a Falcone prima dell’attentato di mafia, è abbandonato perfino dal popolo cristiano. Chi va in Chiesa ha sentito nelle omelie domenicali qualche sacerdote chiedere una preghiera speciale, un invito a difenderlo in ufficio e in pubblico? Silenzio anche dai vescovi. Finalmente ieri il Cardinale Camillo Ruini è intervenuto. Ha detto: minacce e offese inaccettabili. Ieri dall’Iraq sono arrivate immagini terrificanti. Il fantoccio del Papa, con una croce sul petto, incendiato con urla e bandiere sventolate da sciiti legati al regime iraniano. Lì, il successore di Khomeini ride del Pontefice, lo abbassa ad anello della catena american-sionista. Oriana, le tue profezie erano giuste alla lettera. Prima di tutto disprezzavi la fatuità dell’Occidente che si è frantumato di dentro. Non ama più nulla, non sa più proporre un ideale per cui si possa vivere e morire, perché la vita vale se c’è un amore più grande. Invece… Ha ragione Casini ad accusare i Leader democratici di aver taciuto. Finalmente, due giorni dopo il nostro lamento, ha mosso un piedino Franco Marini. Ma qui ci sarebbe da radunare il Parlamento. D’accordo: per Telecom. Ma che cosa ci telefoneremo un giorno se passano la minacce islamiche? Che razza di messagini ci invieremo se la sharia, la legge cranica si imponesse? Piace Qui trascrivere un frase di Rioni in ricordo di Oriana, tra le più belle lette: <<Vorrei terminare con un personale ricordo di una donna, Oriana Fallaci… che ha dato una grande testimonianza di coraggio, di forza morale, di ingegno di qualità letterarie , finalmente di amore per l’Italia. Il Signore la accolga nelle braccia del suo amore sovrabbondante>>. Non ti trastullare in cielo, Oriana, vieni giù a darci una mano. |