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IL DEMONIO
Cardinale
Georges Cottier
La Chiesa deve
parlare del demonio. Peccando, l’angelo decaduto non ha perso ogni
potere che aveva, secondo il piano di Dio, nel governo del mondo.
Ormai usa questo potere per il male. Il Vangelo di Giovanni lo
chiama "il principe di questo mondo" (Gv 12,31) e nella prima
Epistola dello stesso Giovanni si legge: "Tutto il mondo giace nel
potere del Maligno" (Gv 5,19). Paolo parla della nostra battaglia
contro le potenze spirituali (cfr. Ef. 6,10-17). Possiamo anche
rimandare all’Apocalisse.
Abbiamo da combattere contro forze del male non soltanto umane ma
sopraumane nella loro origine ed ispirazione: basta pensare a
Auschwitz, ai massacri di popoli interi, a tutti i crimini orrendi
che si commettono, agli scandali dei quali sono vittime i piccoli e
gli innocenti, al successo delle ideologie di morte, ecc..
È opportuno ricordare alcuni princìpi. Il male del peccato è fatto
da una volontà libera. Dio solo può penetrare nel cuore profondo
della persona, il demonio non ha il potere di entrare in questo
sacrario. Agisce soltanto all’esterno, sull’immaginazione e sugli
affetti di radice sensibile. Inoltre, la sua azione è limitata dal
permesso di Dio onnipotente.
Il diavolo opera generalmente attraverso la tentazione e l’inganno,
è mentitore (cfr. Gv 8,44). Può ingannare, indurre all’errore,
illudere e, probabilmente più che suscitare, può assecondare i vizi
e i germi di vizi che sono in noi.
Nei Vangeli sinottici, la prima apparizione del demonio è la
tentazione nel deserto, quando sottopone a varie incursioni Gesù (cfr.
Mt 4, 11 e Lc 4,1-13). Questo fatto è di grande importanza.
Gesù guariva malattie e patologie. Si riferiscono nell’insieme al
demonio, perché tutti i disordini che affliggono l’umanità sono
riducibili al peccato, del quale il demonio è istigatore. Fra i
miracoli di Gesù ci sono liberazioni da possessioni diaboliche, nel
senso preciso. Vediamo in particolare in san Luca che Gesù comanda
ai demoni che lo riconoscono come il Messia.
Il demonio è molto più pericoloso come tentatore che attraverso
segni straordinari o straordinarie manifestazioni esteriori, perché
il male più grave è il peccato. Non a caso nella preghiera del
Signore, domandiamo: Non ci indurre in tentazione. Contro il
peccato, il cristiano può lottare vittoriosamente con la preghiera,
la prudenza, nell’umiltà conoscendo la fragilità della libertà
umana, il ricorso ai sacramenti, prima di tutto della
Riconciliazione e dell’Eucaristia. Deve anche chiedere allo Spirito
Santo il dono di discernimento, sapendo che i doni dello Spirito
Santo sono ricevuti con la grazia del Battesimo.
San Tommaso e San Giovanni della Croce affermano che abbiamo tre
tentatori: il demonio, il mondo (lo ravvisiamo certamente nella
nostra società), noi stessi, ossia l’amor proprio. San Giovanni
della Croce sostiene che il tentatore più pericoloso siamo noi
stessi perché ci inganniamo da soli.
A fronte dell’inganno, è da auspicare nei fedeli cattolici una
sempre più profonda conoscenza della dottrina cristiana. Si deve
promuovere l’apostolato per il Compendio del Catechismo della Chiesa
Cattolica, di straordinaria utilità per combattere l’ignoranza. Il
demonio forse è fautore di questa ignoranza: distrarre l’uomo da Dio
è una grande perdita che si può arginare promuovendo un congruo
apostolato nei mezzi di comunicazione sociale, in particolare
televisivi, considerando la quantità di tempo che molte persone
spendono nel seguire i programmi della televisione, sovente dai
contenuti culturalmente inconsistenti o immorali.
Anche contro gli uomini di Chiesa si scatena l’azione del diavolo:
nel 1972, il Sommo Pontefice Paolo VI parlò del "fumo di Satana
entrato nel tempio di Dio", alludendo ai peccati dei cristiani, allo
svilimento della moralità dei costumi e alle decadenze (consideriamo
la storia degli Ordini e delle Congregazioni religiose, nei quali si
è sempre sentita l’esigenza di riforme per reagire alla decadenza),
al cedimento nelle tentazioni nella ricerca della carriera, del
denaro e della ricchezza nei quali possono incorrere gli stessi
membri del Clero, commettendo peccati che danno scandalo.
L’esorcista può essere un Buon Samaritano – ma non è il Buon
Samaritano – poiché il peccato è una realtà più grave. Un peccatore
che rimane fissato nel suo peccato è più misero di un possesso. La
conversione del cuore è la più bella vittoria sull’influenza di
Satana, contro la quale il Sacramento della Riconciliazione ha una
importanza assolutamente centrale perché nel mistero della
Redenzione Dio ci ha liberato dal peccato, e ci dona, quando siamo
caduti, di ritrovare la Sua amicizia.
I Sacramenti hanno invero una priorità sui sacramentali, categoria
nella quale sono annoverati gli esorcismi, che sono richiesti dalla
Chiesa ma in ordine non prioritario. Se non si considera questa
impostazione, sussiste il rischio di turbare i fedeli. Non si può
considerare l’esorcismo come l’unica difesa contro l’azione del
demonio, ma un mezzo spirituale necessario, dove si è constatato
l’esistenza di specifici casi di possessione diabolica.
Sembra che i possessi siano più numerosi nei Paesi pagani, dove il
Vangelo non è stato diffuso e dove sono più diffuse le pratiche
magiche. Altrove un elemento culturale permane là dove i cristiani
conservano una tendenza ad indulgere a vecchie forme di
superstizione. Inoltre occorre considerare che presunti casi di
possessione possono essere spiegati dalla medicina attuale e dalla
psichiatria e che la soluzione a determinati fenomeni può consistere
in una buona cura psichiatrica. Allorché si manifesti nella pratica
un caso difficile, bisogna prendere contatto con uno psicologo e un
esorcista; è consigliabile avvalersi di psichiatri di formazione
cattolica.
Al Pontificio Ateneo "Regina Apostolorum" è stato istituito
recentemente un corso su queste tematiche. Su di esse appare
opportuna una formazione adeguata nei Seminari, in una dimensione di
equilibrio e di saggezza, evitando eccessi e forzature.
Tratto dal
Libro: Presidente degli Esorcisti - delucidazioni di Don Gabriele
Amorth
Autrice: Angela Musolesi
Casa Editrice: Francescani Carismatici
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