"Giusti" Eroi Nascosti
(tratto dal sito: www.binario21.org)
La storia dei Giusti è nella tradizione ebraica. Si racconta che in qualsiasi momento della storia dell'umanità ci
siano sempre 36 Giusti al mondo. Nessuno sa chi siano, nemmeno loro
stessi, ma sanno riconoscere le sofferenze e se ne fanno carico,
perché sono nati Giusti e non possono ammettere l'ingiustizia. E'
per amor loro che Dio non distrugge il mondo.
Nel buio della barbarie nazista, molte migliaia di non ebrei rischiarono
e spesso persero la vita per salvare quella di un ebreo, di una
famiglia ebraica, o di intere comunità.
Donne e uomini come tanti, che sapevano perfettamente a che cosa
andavano incontro, ma il cui senso di giustizia e di amore per i
loro simili fu più forte della paura e della morte. Ai Gentili (cioè
non ebrei) Giusti, gli ebrei d'Europa devono dunque particolare
riconoscenza, poiché è anche merito loro se il piano nazista di
fare di loro una "razza estinta" non è riuscito fino in fondo.
Nel 1953 il Parlamento Israeliano ha incaricato l'Istituto Yad Vashem
di Gerusalemme, il museo-monumento dedicato alla Shoah, di accordare
il termine di "Giusti tra le Nazioni" agli uomini che rischiarono
le loro vite per salvare gli ebrei, come gesto di riconoscimento
e ringraziamento a nome di tutto il popolo ebraico.
Un giudice della Corte Suprema presiede un comitato di personalità
pubbliche che assicura che i nominati abbiano agito interamente
a loro discrezione, in territori controllati dalle truppe tedesche
o da loro alleati e collaboratori, e mettendo a rischio la propria
libertà e la propria vita, senza ricevere remunerazioni o compensi
di sorta.
Nel 1962, presso lo Yad Vashem è stato inaugurato il "Viale dei
Giusti", dove vengono tutt'oggi piantati alberi in loro onore e
memoria. Dal 1963 al 2001 sono stati proclamati circa 20.000 Giusti.
Fino al 2002, gli italiani erano 295.
Giorgio Perlasca
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Commerciante
padovano ex fascista convinto, fingendosi diplomatico di
Spagna a Budapest, nell'Ungheria occupata dai tedeschi,
salvò migliaia di ebrei ungheresi nell'inverno del 1944,
rilasciando loro dei salvacondotti e creando otto case rifugio,
protette dall'Ambasciata Iberica.
Coprendo ogni sua azione con
la bandiera spagnola, quindi di una nazione neutrale, Perlasca
recitò la parte del diplomatico internazionale dal 1° dicembre
1944 fino alla liberazione dell'Ungheria, il 16 gennaio
1945. |
Tutto ciò, però, avveniva senza che
Madrid ne fosse al corrente. Così, grazie alle difficoltà di comunicazione
dovute alla guerra e all'intraprendenza di un uomo, migliaia di
ebrei ungheresi vennero sottratti a morte certa. Perlasca lasciò
Budapest il 29 maggio del 1945, tra una piccola folla di salvati
e il ricordo di un giornale locale che salutava con affetto.
Perlasca venne rintracciato nel 1988 da alcuni ebrei ungheresi e
per la sua opera fu insignito dell'Ordine della Stella d'Oro in
Ungheria. Il 25 settembre 1989 non solo venne nominato "Giusto tra
i Giusti", ma gli fu conferita la cittadinanza israeliana e infine,
per decreto del Re Juan Carlos di Spagna, fu nominato "Commendatore
di numero dell'Ordine di Isabella"
Marcella Girelli
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Nata a Roma
il 13 maggio 1921, in una famiglia borghese, Marcella Girelli
frequentò tutte le scuole presso le Suore di Sion, dove
prese i voti poco più che maggiorenne, assumendo il nome
di suor Luisa. Nel 1940 l'Italia entrò in guerra, ma la
vita del convento continuò a scorrere nei suoi binari di
sempre, anche quando nel 1942 il Vaticano affidò all'Ordine
di Sion il compito di trasformare in veri e propri moduli
le innumerevoli richieste di aiuto nella ricerca di dispersi
che arrivavano da tutta Italia. |
Nell'ottobre del 1943, dopo che Roma
fu occupata dalle truppe naziste, si ebbe una svolta radicale. Il
16 di quel mese si presentarono alle prote del convento alcune famiglie
di ebrei scampati al primo tragico rastrellamento del ghetto, che
quella mattina aveva condannato oltre mille persone, bambini e vecchi
compresi, alla deportazione ad Auschwitz.
La Madre Superiora non ebbe esitazioni: il convento doveva accogliere
e proteggere tutti i fuggiaschi.
Iniziò così una convivenza molto speciale. Ai rifugiati venne destinata
una parte del convento per dormire e cucinare, quando arrivavano
nazisti o fascisti a perquisire il convento, le suore avevano ideato
un ingegnoso sistema d'allarme per avvisare gli ebrei nascosti,
dar loro il tempo di far sparire le proprie tracce e nascondersi.
Al momento della Liberazione, nel 1945, le Suore di Sion erano riuscite
a proteggere e salvare 140 ebrei fra cui molti bambini. Per questo
loro atto di coraggio e abnegazione, hanno ricevuto il riconoscimento
di "Giuste tra le Nazioni". A ritirarlo, a nome di tutte, suor Luisa.
Odoardo Focherini
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Carpigiano di
nascita e trentino di origine, uomo acuto, sensibile, estroverso,
sostenuto da una grande fede, Focherini ha vissuto intensamente
la sua vita, dedicandosi con passione al lavoro, agli amici,
al giornale "L'Avvenire d'Italia", all'Azione Cattolica
e, soprattutto alla sua famiglia: la moglie e i sette figli.
Grazie al lavoro per la Società
Cattolica di Assicurazioni di Verona, che lo portava a muoversi
per molte province del nord-est d'Italia, poteva vedere
come si stava evolvendo la situazione italiana, quali le
difficoltà del Paese sotto la dittatura. |
N el 1942 incontrò degli ebrei scappati
dalla Polonia e riuscì ad organizzare per loro una via di fuga.
Da quel momento capì che poteva fare qualcosa, che disponeva di
contatti e di persone fidate che avrebbero potuto aiutarlo nel caso
in cui, anche in Italia, la situazione per la minoranza ebraica
fosse precipitata.
Con l'8 settembre 1943, arrivò la conferma ai peggiori timori. Focherini,
con l'aiuto del sacerdote Don Dante Sala, riuscì a mettere in piedi
una struttura segreta per organizzare l'espatrio di ebrei in Svizzera.
Le persone che lo hanno conosciuto in quel periodo lo ricordano
come una persona serena e sorridente, che sapeva incoraggiare i
profughi terrorizzati, che aveva sempre una buona parola per loro.
Il rischio era alto e lo sapeva: erano in gioco la sua vita e quella
della sua famiglia.Proprio al capezzale di un ebreo da salvare, in ospedale a Carpi,
venne arrestato l'11 marzo 1944.
Fu portato prima in Questura a Modena, poi in carcere a Bologna,
dove rimase fino al 5 luglio, quando venne trasferito a Fossoli:
non era più prigioniero, ma deportato.
A Fossoli sentiva ogni giorno di più che la situazione non si poteva
risolvere così velocemente come aveva sperato; infatti, i primi
di agosto il campo si trasferì a Bolzano, pericolosamente a nord.
Il 5 settembre varcò il confine e arrivò al campo di Flossemburg,
in Germania; da qui venne trasferito al sottocampo di Hersbruck,
dove morì il 27 dicembre 1944.Tante volte aveva sperato e promesso ai propri famigliari il suo
ritorno, ma la macchina nazista lo ha intrappolato, togliendo a
lui la vita e a noi il prezioso ritorno di un Giusto.
Aldo Brunacci
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Nato nel 1914
da una povera famiglia di contadini, Aldo Brunacci aveva
studiato a Roma, nell'ambiente delle organizzazioni giovanili
cattoliche. All'interno dell'Azione Cattolica imparò a pensare
con la propria testa, senza subire la propaganda del fascismo.
Tornato ad Assisi, assistette ai pestaggi degli oppositori
al regime, alle violenze e agli arbitri, anche nei confronti
dei giovani cattolici di cui si occupava assiduamente. |
Con l'Armistizio, nel settembre 1943,
Assisi si riempì di ebrei in fuga, italiani e rifugiati dalla Germania,
dall'Austria, dalla Francia. I frati e il vescovo di Assisi, monsignor
Giuseppe Placido Nicolini, non ebbero esitazioni. Più di trecento
ebrei vestiti da frati e da suore, nascosti nei sotterranei e nelle
cantine, mimetizzati tra li sfollati (italiani provenienti dalle
città bombardate) con documenti falsi, trovarono asilo nell'antica
cittadina di San Francesco. Padre Brunacci, come collaboratore principale
del vescovo, si trovò a gestire questa massa di gente, a nutrirla,
proteggerla, procurare documenti falsi, affrontare i nazisti e i
fascisti, spostare quelli più a rischio, curare gli ammalati, occuparsi
dei non pochi bambini.
Una rete di solidarietà si estese a parroci e sacerdoti di altre
zone dell'Umbria; i cittadini di Assisi collaborarono in ogni modo;
i fratelli Brizzi, proprietari di una tipografia stampavano documenti
falsi per tutti. In una giornata concitata, il vescovo di Assisi,
insieme a Brunacci, si trasformò in muratore con calce e cazzuola,
per murare nei sotterranei del Vescovado libri di preghiere, oggetti
rituali e preziosi appartenenti agli ebrei.
Padre Brunacci fu arrestato dalle autorità fasciste, ma grazie all'intervento
del Vaticano poté essere rilasciato dopo un periodo di detenzione.
Il vescovo lo spedì a Roma, al sicuro, alla Segreteria di Stato
vaticana.
Padre Brunacci è stato riconosciuto come "Giusto tra le Nazioni"
dai Yad Vashem e due alberi, per lui e per il vescovo Nicolini,
ormai scomparso, sono stati piantati nel Viale dei Giusti.
Giovanni Palatucci
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Come commissario
aggiunto di polizia a Fiume, salvò molti ebrei, disattendendo
alle procedure di arresto per motivi razziali nell'Italia
occupata e non ottemperando agli ordini superiori provenienti
dai nazisti. Si hanno notizie del fatto che nel 1939 riuscì
a far fuggire 800 ebrei tedeschi verso la palestina.
Quando dopo l'8 settembre
1943 i tedeschi annessero parte del nord Italia, facendola
diventare Adriatische Kustenland, Palatucci restò al suo
posto, continuando a contraffare i documenti degli ebrei
e permettendo loro di scappare. |
Fu arrestato dalla Gestapo il 13 settembre
1944 e venne deportato a Dachau, dove morì il 10 febbraio 1945,
pagando con la sua vita la "colpa" di aver salvato persone colpevoli
solo di esistere, secondo le leggi del Reich.
Il giovane Stato di Israele lo proclamò in breve tempo "Giusto tra
i Giusti" e solo nel 1995, in Italia fu conferita una medaglia al
valor civile alla memoria.
PER SAPERNE DI PIU' SULLO STERMINIO DEGLI
EBREI
PER VEDERE IL FILM DOCUMENTARIO: BINARIO 21
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