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 TESTIMONIANZE RACCOLTE E SCRITTTE DA FRANCESCO UGLIANO

 

“Padre Pio da Pietrelcina”

Ovunque il suo rumore…

 

 

<<Ancora un monumento a Cava De’ Tirreni? Non bastano quelli già numerosi?>>. Così mi risponde, quasi apostrofandomi, una cara, cattolicissima signora alla quale ho riferito dei preparativi in atto, ai Pianesi di Cava, per l’inaugurazione di un’altra statua al  beato e prossimo Santo: Padre Pio.

<<Sì, ancora una statua? Non bastano quelle che abbiamo… che già ci sono?… c’è tanto da pensare a ben altro!…Perché non vi ritirate dal collaborare con gli amici organizzatori? Non si pecca ancora di esagerazione con questo Padre Pio?>>. Ha così concluso poi. Quella osservazione, frutto di spontaneità e di semplicità,(non ci sono dubbi),anche di una donna che ben conosco per il suo cuore d’oro, che vorrebbe vedere tutti buoni e contenti, mi ha fatto pensare molto; mi ha fatto vivere anche qualche momento di scrupolo, in verità. Allontanandomi, lungo la strada, mi affiora, sulle labbra, un sorriso, misto di ripulsione e di ammirazione per il costante e sempre crescente amore dei carissimi concittadini cavesi per il Padre di San Giovanni Rotondo.  E’ proprio vero che quando si sente di amare come bambini, sul serio, si è anche irrequieti, non ci si stanca mai di manifestare quanto di grande e di bello è rinchiuso in un cuore conquistato e dominato dalla forza stessa di un mistero che si chiama ed è solo, soltanto amore.

Un giorno, un operaio della più grande frazione del  nostro comune,così mi disse: << Quella statua, lì, al quadrivio del mio paese. “Santa Lucia”, ogni mattina, quando mi reco al lavoro, mi fa segnare la fronte con la croce, e a Lui la raccomandazione per mia moglie e i figli non manca mai. La serenità mi accompagna, poi, sempre, assieme al suo sorriso, di padre e protettore>>.

Che si moltiplichino pure, all’infinito, questi monumenti, queste immagini, questi visi di cui si è riempita e circondata anche la città di Cava! Sì, ci auguriamo una moltiplicazione senza numero poiché sono raggi misteriosi e luminosi destinati a proiettare, in forza di una fede e di un mistero di amore, quella luce che ti fa conoscere o riconoscere, trovare o ritrovare, scoprire o riscoprire anche il fratello in difficoltà: raggi di luce che sapranno, al momento giusto, mostrarti e offrirti il mezzo idoneo a donare a chi,per disgrazia, ha perduto quanto un cuore possa desiderare.  << Non bastano le già numerose statue?…>>. Quei raggi sono sì, sono anche sorrisi che uniscono e si fondono generando serenità e pace.

Il sorriso di Padre Pio è fiducia, è speranza, è conforto, è sollievo, è coraggio, è amore sconfinato. Padre Pio in ogni paese, in ogni famiglia? Con Lui sempre profumo di cielo e mai  fumo di cattiveria, di odio, di guerra con lacrime e sangue.

 

 A Cava de’ Tirreni il decimo monumento a Padre Pio

“Una misteriosa calamita”

A Cava De’ Tirreni,il 21 aprile 2002, con la pioggia, anche se non irruente, ma persistente, nella piazzetta di Pianesi, alla presenza di autorità religiose e civili, Sua Eccellenza mons. Orazio Soricelli, arcivescovo, ha benedetto, se non erro con il calcolo, il decimo monumento a Padre Pio da Pietrelcina. Incredibile davvero! L’ascolto della santa Messa concelebrata ha fatto diventare, ancora più piccola la chiesa di San Gaetano. Che bello vedere tanti cuori, affratellati, uniti in raccoglimento, anche se costretti a seguire la liturgia, per non pochi, all’impiedi, per circa un’ora. La <<calamita>> garganica ha una potenza davvero misteriosa; conosce soltanto due verbi: chiamare ed unire nel nome dell’amore. Sì, è l’altoparlante che non smette di esercitare, anche se non più fra noi, in questo mondo, il suo apostolato di pescatore di anime; non si dà tregua, continua la sua missione di sacerdote e di padre amoroso.

Decima statua! << Ovunque monumenti, ha sottolineato nel suo discorso in piazza, l’oratore padre Paolino Cilenti, confratello del Padre, venuto da San Giovanni Rotondo. Bisognerebbe contare i paesi dove non  ve ne sia uno>>. L’Arcivescovo, a sua volta, ha sottolineato all’omelia;  Padre Pio il santo più conosciuto ed amato nel mondo, augurandosi che i devoti siano non tifosi di Padre Pio ma imitatori per seguire la strada da lui percorsa: quella della santità. Questa dev’essere la vocazione di ognuno, di tutti. Diversamente la vita è un fallimento. Tutte le vocazioni sono per la santità. Dobbiamo con coraggio riproporre il cammino della santità. Non dobbiamo accontentarci di una vita superficiale. Dobbiamo puntare in alto. Padre Pio, che avete messo in piazza, è un personaggio certamente conosciuto e amato da tutti i fedeli del mondo, ma egli viene a ricordarci che dobbiamo tutti puntare in alto; ci indica la strada della santità. Questa immagine, figura così bella, posta nella nostra piazza, quando passiamo possa far sentire presente Iddio nella nostra vita. Pochi pensieri del nostro Pastore ma ricchissimi di contenuto da far meditare a fondo sul perché di questo nostro vivere. Grazie, Eccellenza, per quei concetti che ci hanno tanto arricchito di spiritualità!

Il Sindaco, poi, l’avvocato Alfredo Messina, presente con i suoi consiglieri, devotissimo anche lui di Padre Pio, ha detto fra l’altro:<< Non dovrei intervenire in questa festa che è essenzialmente religiosa, però sento il dovere, quale sindaco di Cava, di rivolgere un vivo ringraziamento, non solo all’Arcivescovo che ha voluto officiare questa manifestazione, ma anche a Padre Paolino che ha voluto testimoniare la presenza di Padre Pio a Cava De’ Tirreni, e a voi tutti che siete rimasti anche sotto la  pioggia, il che sta ad indicare che il messaggio di Padre Pio è un messaggio che ci tocca tutti. Padre Pio è stato sempre presente fra noi. Era presente in vita e aveva ed ha i suoi figli spirituali a Cava. Questo grande uomo ci deve essere di esempio come cittadini, come amministratori per operare il bene. Ci deve spingere ad elevarci un poco tutti. Per la parte pubblica che possiamo rappresentare, è un esempio è un impegno che assumeremo certamente. Questa presenza fisica, con questa statua benedetta, sul nostro territorio comunale, ci spingerà di più ad operare il bene>>.

A Cava, una vera corona di statue e poi anche  6 gruppi di preghiera. Tanti raggi di luce destinati, con l’aiuto e la protezione continua di questo gigante di santità, del nostro Padre spirituale, a mettere in fuga nel nostro comune, oscurità e tenebre e a far risplendere ovunque fede, speranza e carità.

 

Numerosi gli incontri di spiritualità nel corso degli anni a Cava de’ Tirreni

Un dono di Dio, per intercessione di Padre Pio, le venute anche a Cava De’ Tirreni, di don Attilio Negrisolo, dai cavesi definito <<il sacerdote di Padre Pio >>.

 

Don Attilio Negrisolo

 

Perché dono? In quel confessionale sembrava di vedere una piscina che ha, di certo, lavato molte anime rendendole belle, unite ad un sorriso di serenità, di pace, per quella riconciliazione che si chiama << stato di grazia>>con Dio, padre sempre pronto al perdono, all’abbraccio. Chi, nonostante la lunga attesa, restava privato della confessione, per la tirannia del tempo, ma sempre con la speranza di riuscire a conquistare, forse la pace perduta, al pomeriggio o alla mattina seguente, cercava, se possibile, una particolare raccomandazione per avvicinare il padre, venuto da Padova. Da non credere, tante anime, là in attesa, assediando il confessionale nella nostra cattedrale. Non uno, ma molti sacerdoti, sarei costretto a dire, sarebbero stati necessari per rendere contenti e soddisfatti molti, molti, tanti, tanti cuori della nostra città. E’ stato un vero segno di rinascita spirituale, di un desiderio forte dell’abbraccio del figliuol prodigo con il Padre che sempre cerca di rivedere, baciare e perdonare il figlio che sì è allontanato per debolezza e fragilità umana. “Grazie a Padre Pio”, mi ha detto qualcuno, << mi sento tanto, tanto contento perché ho riconquistato la serenità e la pace che da tempo avevo perduto >>. Numerose ore hanno sempre inchiodato il sacerdote di Padre Pio, venuto da lontano, in quel confessionale che a me è piaciuto chiamare la <piscina> dello spirito.  <<Quanta severità però, in quel prete >>, mi ha detto qualcuno, <<sì veramente esigente, duretto, ma mi ha fatto comprendere tante cose che non sapevo e sono soddisfatto e pienamente contento. Ringrazio anche voi che l’avete invitato a venire nel nome di Padre Pio >>. In alcuni momenti, per lo sfuggire del tempo e per salvaguardare anche il suo organismo dall’eccesso di lavoro, ho dovuto, con un tono un po’ forte, allontanare diversi che insistevano per entrare nel confessionale; ho dovuto fare la parte del crudele a persone che mostravano sete e fame di spiritualità, di pace con il buon Dio. “ Non soltanto per voi, ho detto e ripetuto, è venuto don Negrisolo, ma anche per tanti vostri figli, che lo attendono con vivo entusiasmo nel loro Istituto < Media Balzico> per una particolare catechesi nel nome di quel Padre, che spesso anche tanti giovani hanno conosciuto per televisione e di cui vogliono sentire parlare da chi per anni l’ha avvicinato e da lui è stato formato e lanciato poi nella missione sacerdotale, missione che ancora oggi, pur essendo avanti negli anni e acciaccato nel corpo, continua sempre con entusiasmo, e senso di grande scrupolosità a svolgere con il sorriso e la dolcezza di sacerdote paziente e buono”. Il mio telefono è diventato, nel corso di quegli incontri indimenticabili, irrequieto anche lui; anche lui è stato costretto a squillare a lungo per chiedere di don Attilio anche mentre era intento a consumare qualche boccone a mezzogiorno e a cena la sera. Come dimenticare poi, le ore inoltrate dell’ultimo giorno? Sembra esagerare ma è stata una realtà; a letto ha potuto distendere le stanche membra soltanto alle ore 24. La sua stanchezza, nascosta ma ben evidente, è stata fonte di gioia per lui, venuto a Cava, per ridonare a tanti cuori ciò che il buon Padre Pio offriva a chi s’inginocchiava davanti a lui, invocando il perdono di Dio, la gioia che spesso si sbandierava ai quattro venti con espressioni varie, con semplicità da bambini.

 

Che dire poi degli incontri con centinaia di ragazzi, nel salone della scuola media “Balzico” della nostra città? Il silenzio nell’ascolto ha fatto sempre stupire gli stessi professori, che molte volte dovevano far fatica ad averlo nel corso delle loro lezioni. Anche qui da non credere! L’argomento interessante, affascinante direi,< Padre Pio >, li entusiasmava. Le descrizioni dei carismi di Padre Pio suscitavano vivo interesse nei giovani studenti i quali spesso ottenevano il sacerdote non per un’ora ma anche per ben due ore sempre attenti e con il massimo silenzio. Don Negrisolo ha portato in molte scuole della città di Cava raggi di luce garganica con il caro Padre Pio da Pietrelcina.  << Fortunati loro che hanno sentito parlare, a scuola, di Padre Pio, da uno che l’ha  conosciuto e frequentato per anni, e a noi non è stato possibile. Ci vuole fortuna anche in questo!>>   Così ebbe a lamentarsi un caro ragazzo di una scuola sorda alla richiesta del sacerdote padovano.I commenti di tanti studenti?  “Siamo stati consolati davvero! Che bello!Che bello questo Padre Pio! Bello anche il suo sacerdote, con il linguaggio di una fede che trascina nelle alte sfere”. “Con il suo parlare semplice, cordiale, da buon padre di famiglia, ha esortato tutti a imitare e a seguire la strada percossa dal crocifisso e corredentore del nostro secolo.

Grazie, grazie Padre santo, per quanto ancora, e certamente più di prima, tu continuerai ad operare anche a  Cava De’ Tirreni.

 

Ore 21, giorno 3 marzo 2003

Scompare l’apostolo instancabile di Padre Pio: don Attilio Negrisolo

 

Il direttore del quindicinale “Casa Sollievo della Sofferenza” scrive: A programma già fatto di questo numero (NR. 5-6 del 31 marzo 2003), ci è giunta la notizia della scomparsa, avvenuta il 3 marzo 2003, di don Attilio Negrisolo, figlio spirituale di Padre Pio di vecchia data, studioso della sua vita e divulgatore assiduo della sua figura e dei suoi insegnamenti in riunioni e convegni dei gruppi di preghiera. Pubblichiamo qui la pagina commossa che su di lui ha scritto a caldo Francesco Ugliano di Cava dei Tirreni, inviandocela per fax. Si preannunciano già testimonianze su di lui da parte di amici che hanno avuto modo di apprezzarlo nel suo sacerdozio e nel suo apostolato.

Ore 21, giorno 3 marzo 2003, lunedì. Sono al telefono. Alla sorella di don Attilio Negrisolo chiedo: < Come sta don Attilio>; lei subito, con tono forte: < E’ andato via!>. Sapendolo ammalato, con meraviglia, insisto: <<Dove, dove è andato? >>. E lei: < E’ volato al cielo ! >.

Gli occhi si riempiono di lacrime, piango come un bambino. Mia moglie,a sua volta: < Anche lui ci ha lasciati!>. Alla nostra rivista chiedo un po’ di spazio, in quelle pagine che sprigionano raggi di luce, di speranza e di carità garganica, per unire alle tante lacrime e con esse gridare quel grazie grande, largo, profondo, che il mio animo vorrebbe gridare ai quattro venti al nostro don Attilio Negrisolo per il bene operato anche fra la mia gente. Sì, tanto bene ha operato, nel corso di numerosi incontri e per anni, il caro don Attilio, anche a Cava dei Tirreni. Colui che veniva indicato come < il sacerdote di Padre Pio> nella mia città ha lasciato un’impronta che il tempo difficilmente potrà distruggere. Le sue omelie in cattedrale, nelle diverse chiese, le sue confessioni, anche in tante case, che ignoravano l’orologio, e, a onore del vero, anche a sera inoltrata, i suoi incontri in tanti istituti scolastici e di ogni tipo, hanno rappresentato quella vigna di apostolato missionario sempre alla luce della fede garganica. E che dire dei tanti discorsi e dialoghi anche alla radio e alla televisione della nostra città? E il suo contributo alla nascita del movimento mariano “Piccola Fatima” dell’Avvocatella di Cava? Che dire della “peregrinatio” mariana nelle famiglie? Il raggio partiva sempre da San Giovanni Rotondo e lui, da figlio innamoratissimo di San Pio da Pietrelcina, attirava e incantava con la sua parola semplice, chiara e soprattutto ricca di sapienza e di amore verso quel Padre con il quale e per il quale ha saputo e voluto soffrire con spirito di grande guerriero nel nome della verità; lui, particolare e primo testimone  al processo di beatificazione e santificazione.

< E’ volato al cielo! Non pianga!>; così mi ha detto e ripetuto, la sorella, anche se affranta; ho avuto la sensazione che ha la stessa fede fortissima, simile a quella del fratello. Lei che certamente aveva bisogno di una parola di conforto e di coraggio ha gridato:< Non pianga! E’ andato via! E’ volato al cielo!>. Sì, è già in cielo, sono anch’io convinto, non fantastico! Sono certo che tu, don Attilio carissimo, già ti sei incontrato là, alla porta, con colui che affermò:< Non entrerò in paradiso, ma sarò alla porta ad attendere uno per uno tutti i miei figli sparsi nel mondo>. L’abbraccio è già avvenuto e la sua compagnia sarà finalmente eterna, senza tramonto alcuno. Non dimenticare i tanti cavesi e soprattutto i tanti ragazzi e giovani che hai avvicinato in numerose scuole, nel corso di quegli incontri nel nome del nostro amatissimo Padre Pio. Sei in cielo con Lui, bacia anche per noi quelle mani non più forate ma gloriose e prega anche per tutti e per ognuno.< Anche lui ci ha lasciati!>. Così mia moglie. Non ci hai lasciato, don Attilio carissimo, ma più di ieri tu ci sarai vicino con il tuo sorriso, e da fratello buono ci aiuterai a vivere così come tu sei vissuto.

 

Padre Pio ovunque, anche in cucina “La torta di Padre Pio”

Una buona donnetta, avvicinandomi, una mattina, con grande semplicità, mi dice:” Venite a farmi una visitina a casa, vorrei offrirvi una fetta della torta di Padre Pio! Sì, l’ho fatta con le mie mani, seguendo le istruzioni di quel grande santo di San Giovanni Rotondo: Padre Pio. Venite che vi aspetto, con la signora”. Mi è venuto da ridere. Padre Pio caro, si giunge anche a farti credere un bravissimo compositore di ricette pappatorie, e nel tuo nome, attraverso articoli non certo disinteressati, si impartiscono istruzioni in merito, per la preparazione di particolari dolci. Anche questa simpatica donnetta ha letto con attenzione e studiato la ricetta prodigiosa, e nella sua semplicità si è messa subito all’opera comprando ingredienti e preparando poi, con grande scrupolosità, il tutto. “ Sì, - ha continuato – è stato Lui a dettare la ricetta”. Era convinta. “Peccato, ho risposto,  sono dispiaciuto molto, non posso commettere un grave sproposito per la mia salute, perché sono diabetico”. Seguo un’altra strada, quella saggia, consigliata da Padre Pio il quale, e l’ho sentito con le mie stesse orecchie un mezzogiorno, quando ammalato, pregando e benedicendo, ai fedeli accorsi nel piazzale, diceva al termine, anche ridendo: < Buon appetito a chi non ce l’ha, e a chi ce ne ha molto che l’abbassi un pochettino>. Padre Pio mangiava come un uccellino e, quando digiunava, anche per giorni, diceva di essere aumentato di peso. Altro che torta di Padre Pio! La rinunzia del troppo fa bene al corpo e anche all’anima. Ovunque fa comodo inventare e pubblicizzare quando si prevedono incassi nel nome del dio mammona. Pubblicità in lungo e in largo, additando Padre Pio anche per una torta. Quella torta, si sottolinea nel corso della pubblicità, se non si osserva bene la procedura, potrebbe avere tristi e brutte conseguenze. A chi ha ancora un po’ di senno, verrebbe veramente da piangere e da commiserare gli sconosciuti autori. Vorrei avere un vocione da scuotere tutta quella parte di questo mondo scaraventata nella corsia della follia esasperata con il gridare: Attenzione, amici! Quella torta tanto propagandata non serve certo allo spirito.

Cara pubblicità, diffondi la vera, la sola, la bella ricetta di Padre Pio: quella salutare e santa che farà molto, molto bene anche al corpo per il quale tanto si lavora e ci si affatica: << A chi ha molto appetito che l’abbassi un pochettino  >>.

E’ questo il consiglio di quel Padre che anche dall’altro mondo non distoglie il suo sguardo da quanti gli credono e gli vogliono bene. Sempre ci segue, ci difende e  ci protegge nel nome dell’amore senza fine.

 

Deve considerarsi una miracolata”

Maria Teresa Galotto

“ Siamo ancora scioccati”, mi hanno detto i coniugi Galotto – Maiorino per  l’indescrivibile trauma sofferto in famiglia. < Il giorno 1 febbraio 1998, alle ore 13,30. Una telefonata dall’ospedale “Madonna dell’Olmo” di Cava ci chiama al pronto soccorso perché nostra figlia Maria Teresa è stata ivi  portata dall’autombulanza  per un incidente  stradale>. A Molina di Vietri una macchina con tre giovinette a bordo, per una breve passeggiata, slitta, invade la corsia opposta e si scontra con un pullman dell’ATACS che la riduce a un ammasso di rottami. Due delle occupanti, lievemente ferite, vengono portate via, ma Maria Teresa, non vista subito, riversa com’era sui pedali, seminascosta, solo a distanza di qualche oretta viene estratta dai vigili del fuoco e in condizioni disperate: milza spappolata, sangue nei polmoni, undici costole rotte di cui una in diversi pezzi, bacino, scapole e gambe rotte. All’ospedale di Cava, da bravissimi chirurghi le viene asportata la milza e via, poi, immediatamente, all’ospedale di Battipaglia per altri importanti interventi. < Non giungerà viva all’altro ospedale, morirà per la strada>, aveva detto uno dei medici cavesi, forse scioccato anche lui per le condizioni gravissime della giovane. A Battipaglia, il primario dottor Luigi De Chiara, al termine di altri tre interventi, ai familiari che chiedevano notizie con insistenza e ansia indescrivibile rispondeva:< Preghiamo! Preghiamo!>. Un medico che invita alla preghiera, sì, è stato davvero bello! La sua risposta, che faceva pensare al peggio, ha aperto il cuore di questi  coniugi alla speranza di salvezza. Abbiamo ubbidito, hanno sottolineato, abbiamo seguito il suo consiglio e ci siamo rivolti, con fiducia immensa, a Padre Pio, con questa espressione:  “Padre, fa’ tu da tramite con Gesù e la Madonna miracolosa”.  E Padre Pio non si è fatto attendere. Facendo ritorno a casa in serata, noi genitori aprendo la porta, siamo stati investiti da ondate prolungate e intense di profumo. Dopo qualche minuto, anche  l’altro nostro figlio, Giannicola, avvertiva il medesimo fenomeno. A distanza di giorni, prima di rientrare a casa, ringraziamo il personale e i medici. Nel salutare, il professore De Chiara, professionista cattolico e dal cuore ricco di amore per l’ammalato,  afferma:” Maria Teresa deve considerarsi una miracolata”. La cartella clinica parla con chiarezza e nulla potrà negare gli effetti di quel profumo che continua la sua missione di presenza e di protezione per quanti credono e sperano alla luce della fede, della carità, dell’amore. L’11 marzo, ventunesimo compleanno della ragazza, mi sono avvicinato anch’io al letto di Maria Teresa e, vedendola sorridere come se nulla le fosse accaduto, le ho chiesto:< Soffri molto ancora? > . E lei, con grande semplicità, mi risponde:< Non ho mai avuto un dolore dal momento dell’incidente fino ad oggi. Mai! Mai! Mai!> Sì, nessun dubbio! Padre Pio è sempre in servizio ininterrotto, anche dopo morto, di giorno e di notte.

Grazie, Padre! Grazie per quanto tu continui a operare nella mia città. Accetta ora, Padre carissimo, il bacio della riconoscenza di Maria Teresa, che si propone di vivere la sua vita sempre alla luce di quella fede per la quale tu continui la tua sublime missione di sacerdote, misterioso e meraviglioso. (F.U.)

 

In sintesi la diagnosi ortopedica della ASL/SA – di Battipaglia Datata 25 febbraio 1998

Frattura bilaterale di scapola… Frattura pluriframmentaria esposta di omero a sinistra… Frattura pluriframmentaria di gamba a destra. Frattura sacrale a sinistra. Frattura dell’ala sacrale a destra. Trauma cranico con petrosa di destra. Può essere dimessa.

E il miracolo di Padre Pio?…

Francesca Giordano

Non più il sorriso della speranza ma occhi lucidi, di pianto.

Perché proprio a mia figlia che non ha fatto mai male a nessuno, sempre tanto buona e semplice come una bambina? Perché togliere la mamma alla fogliolina di appena tre anni?…Quanto ha pianto quella creatura! –

Così si chiedeva la mamma di Francesca Giordano, con il cuore simile a Colei che là, sulla cima del Golgota, non aveva più lacrime da versare, perché tutte esaurite.

Il 18 aprile del 2002  Francesca, dopo alcuni mesi di intensa lotta con il male del secolo che non perdona, si accingeva a spiccare il volo verso una nuova dimora, quella preparata per chi ha saputo credere e sperare, Così esclamava la povera donna, piegando il capo tra quelle mani che si contorcevano per l’atroce destino. “Abbiamo tanto pregato e atteso, con fiducia, il miracolo da Padre Pio che tanti ne ha strappati a Dio nel corso degli anni! Perché proprio a noi e a questa figlia trentenne l’ha negato? Che male ha fatto?”

Una mattina di un giorno lontano, un’altra mamma che si lamentava per la morte di un figlio quindicenne, con la medesima espressione, si rivolse sconvolta a Padre Pio, ma Lui così ebbe a risponderle: “Ma che vuoi che pagano i delinquenti?… I buoni per i delinquenti! I buoni!”. Sì, è proprio vero: vola al cielo chi al cielo è caro!. La sede più bella è riservata a chi di essa è degna. Tante, tante preghiere: il Rosario ogni giorno in casa Giordano, al corso Mazzini di Cava de’ Tirreni. Quella stanza trasformata in una piccola chiesa ha visto uomini e donne, piccoli e grandi, ogni sera, anche il papà e il giovane consorte con la corona tra le dita. Tutti, con fiducia, hanno invocato la grazia alla presenza delle immagini della Vergine Santa di Lourdes e del Padre famoso del Gargano.

 Il miracolo di Padre Pio?… E’ lei, Francesca, che l’ha manifestato con il linguaggio dei forti, delle anime semplici, santa davvero, non una volta soltanto: “Che cosa è questo mondo?!..Che mondo!… A quello bisogna guardare, a quello occorre mirare!… Solo, soltanto quello è importante!”.

 Il miracolo di Padre Pio?…Ancora una sua espressione (il più grande rumore di Padre Pio a Cava): “Non voglio più la guarigione, non più il miracolo! Voglio offrire le mie sofferenze per gli altri”. A 30 anni, questa donna, giovanissima ancora, offre le sue sofferenze per gli altri… A due che da alcuni anni si odiavano, ha detto: “ Siete venute a farmi visita? Se mi volete fare un regalo veramente bello e grande dovete perdonarvi a vicenda.”. Piangendo si sono riabbracciate. “Perché non dobbiamo tutti volerci bene?”. Così mi ha fatto osservare raccontandomi l’accaduto.

E’ stato questo il più grande miracolo di Padre Pio, per Francesca: Lo sguardo soltanto al cielo, la sofferenza per gli altri, l’amore per tutti. E al cielo l’ha chiamata chi l’ha considerata ormai matura e degna di quel premio preparato per le anime dei giusti e dei santi

Padre Pio nulla nega ed è sempre geloso dei suoi figli e dei tanti devoti. Vuole con sé, nella gloria e nella gioia, chi come lui ha saputo soffrire e offrire nel nome dell’amore. Non il corpo soltanto ma soprattutto l’anima per farla brillare, giovanissima, nel regno delle beatitudini senza tramonto. Dal cielo dove oggi esulta con lo stesso Padre Pio, Francesca non farà giammai mancare il suo sorriso di mamma alla figlioletta, ai suoi genitori e a quel coniuge dagli occhi sempre arrossati per forti ansie nascoste. Sì, a tutti, anche dal cielo e sempre, il suo sguardo di donna dal cuore grande come i martiri della sofferenza.

 

Altro grande miracolo di Padre Pio da Pietrelcina

Guido Di Domenico - nella gloria! 

 “Questa mia sofferenza unirà di più i miei fratelli”

Così mi disse, Guido, uscendo da “Casa Sollievo della Sofferenza” dopo alcuni giorni di ricovero. Entrò con la speranza di una guarigione, di un miracolo forse, ma usci offrendo la sua vita per quella crescita che gli stava particolarmente a cuore: unità di fratellanza e sempre più robusta. E’ bello, sì, ascoltare il linguaggio dell’amore vero, quello che ha la potenza di unire nel nome di una fede seminata nel cuore da Genitori vissuti all’ombra di Padre Pio da Pietrelcina, alla luce del Vangelo santo.

“Il Signore avrà pietà di me, mi ripetesti diverse volte, carissimo Guido, incontrandomi lungo il corso della nostra città, mi usi misericordia. Se così vuole sono pronto a fare la sua volontà”.

Nel dolore che ti attanagliava e che ti sei sempre sforzato di nascondere, hai voluto impetrare dal buon Dio un amore senza limiti e sempre in crescita tra i numerosi fratelli. Esempio meraviglioso il tuo in questa società che sembra andare a precipizio per la fuga di quei valori, amati, seguiti, additati e insegnati anche a te dalla Mamma tua e dal tuo buon Papà. Non disperazione nell’acuirsi dei dolori indescrivibili ma sempre i medesimi battiti di amore ti hanno di certo accompagnato fino alla porta del mondo nuovo. “Queste mie sofferenze serviranno a unire di più i miei fratelli!.Ancora, ancora ci rivedremo, sabato, alle ore 18, a casa mia, con voi e tutti i miei cari per la recita del santo Rosario.Vi raccomando, non dimenticate il guanto di Padre Pio”. Così mi ripetevi per ricordarmi l’incontro di preghiera. Godevi molto, gioivi nel guardare tutti ed ognuno nel corso della recita del Rosario meditato. Uno sguardo, di particolare compiacimento, poi, posavi anche sulla mia povera persona quasi a significare e a sottolineare la tua soddisfazione nel vedere tutti uniti. Approvazione piena e immensa gioia. Tutti uniti nel nome della medesima fede,della speranza e della carità. Di esempio ha bisogno il mondo oggi! Che bello! Sei stato anche tu, carissimo Guido, uno di quei raggi meravigliosi e misteriosi di luce che fanno davvero credere e sperare nella trasformazione di questo mondo davvero impazzito. Il tuo raggio di luce e di amore, unito a tanti altri nascosti, saprà mettere in fuga le oscurità che mirano a distruggere e faciliterà il sorgere di una nuova aurora tutta profumata di quel cielo del quale tu sei un nuovo abitante. Sono certo che non sei lontano da noi, ma sempre, sempre più vicino alla tua Margherita, ai tuoi figli, e a tutti i tuoi fratelli e a quanti ti hanno conosciuto e voluto bene. Lassù,qualcuno ci ama.

 

Teresa Sorrentino

Come può un essere umano varcare il cielo e disperdersi in un’altra dimensione, di luce, di pace, d’amore? Ebbene sì, chi scrive è reduce da una esperienza che le ha radicalmente cambiato la vita, modificandone l’esistenza. Era una splendida giornata del maggio scorso, precisamente il 18 – 5 – 1998, e mi apprestavo a svolgere le mie quotidiane mansioni di madre (ho due figli stupendi: Totj di 6 anni e Clarissa di 3), di studiosa (collaboro con l’università di Fisciano (Salerno) e di casalinga, barcamenandomi, come sempre, tra questi miei impegni, senza risentirne il peso e le responsabilità, anche perché in quanto devotissima di Padre Pio (avevo, infatti, deciso di trascorrere il mio compleanno a S. Giovanni Rotondo  in quanto condivido con Lui giorno e mese di nascita), mi rivolgevo a Lui per superare quei momenti di crisi e di strass conseguenti a tali impegni. Improvvisamente, verso le ore 17,00 mentre ero al telefono, il buio ha invaso la mia vita. E come la presa elettrica, repentinamente staccata dal conduttore, lascia il lume senza luce,così il sanguinamento di “aneurisma cerebrale”, associato ad un grosso trauma cranico conseguente alla caduta, lasciarono me nelle tenebre di un coma profondo ed i miei familiari nello sgomento e nella disperazione assoluta di chi vede la vita della propria moglie, madre, figlia o sorella legata ad un filo talmente esile da potersi spezzare di lì a pochi minuti. Tale, purtroppo, era la tragicità  che  traspariva dai referti dei medici degli Ospedali di Cava dei Tirreni e di Vallo della Lucania, che nell’occasione voglio ringraziare per la rapidità, competenza e professionalità del loro operato. Io, nel frattempo, come in un sogno, mi sono ritrovata in un tunnel dall’oscurità impressionante, lì catapultata ad una velocità supersonica, ma leggera come una piuma, priva del peso del corpo e con una sensazione di benessere accompagnata, però, dal timore di una esperienza inimmaginabile e sicuramente incredibile per molti. Alla fine del tunnel, infatti, attratta da una luce indicibile, ho visto mio padre, morto quasi dieci anni fa (ottobre 1988), il quale, venendomi incontro vestito con una tunica bianca, mi ha detto:” Figlia mia, non puoi e non devi proseguire questo viaggio” ed al mio  quasi seccato “perché” tale era la gioia che mi procurava l’incontro e il luogo, mi mostrò, come in un video, i miei due figli che, piangendo, mi invocavano e continuò dicendo:”devi tornare per i tuoi figli che hanno bisogno di te, perché sei una buona cristiana e per intercessione di Padre Pio, alle cui preghiere devi la vita”. Così, affiancata da un altro Essere di luce, mi sentii ricatapultata nel tunnel e improvvisamente udii la voce e vidi il volto di un uomo, in camice bianco, che battendo le mani mi diceva: “uno,due, tre… come si chiama? Quanti anni ha?” Ed io rispondendo alle sue domande con flebile voce, ho riconosciuto mia madre e piangendo ho mormorato: ”Mamma”. Questa è la mia storia, di cui tralascio i particolari degli interventi chirurgici a cui sono stata sottoposta presso il Policlinico Umberto 1° di Roma e di cui non ho mai lamentato postumi e sofferenze; questa è la mia testimonianza, di cui ognuno può dare una spiegazione, ma certo è che questo viaggio “astrale” non potrà mai essere cancellato o offuscato dalle considerazioni dei c.d. “razionali e resterà per sempre legato indissolubilmente all’immagine sacra di Padre Pio. Oggi, a distanza di quattro mesi e nella consapevolezza della gravità della patologia sofferta che, tengo a precisare, nella maggior parte dei casi non dà scampo e nella migliore delle ipotesi lascia “tracce” profonde (paresi, lesioni cerebrali), al di là di qualche cicatrice, peraltro non più visibile, sono la stessa Teresa di prima, fisicamente e mentalmente, forse, anche migliore per le forzate considerazioni che tale esperienza t’induce a fare e, sicuramente, arricchita da una certezza in più, ben rappresentata da uno dei tanti pensieri di Padre Pio:” Nelle ore di prova non ti affannare, figlia mia, a cercare Dio, non credere che Egli sia andato lontano da te. Egli è dentro di te anche allora in un modo assai più intimo”.

Grazie Padre Pio, per avermi restituito ai miei cari e per avermi dato prova che lassù, qualcuno davvero ci ama. Cava de’ Tirreni, 27 settembre 1998 (Teresa Sorrentino)

 

(Devo aggiungere, con gioia grandissima, che questa signora, legatissima al Padre che l’ha salvata da morte certa, opera nel nostro “Gruppo di preghiera” con uno zelo ammirevole, prodigandosi largamente, soprattutto, per quanti penano e soffrono. Gloria a Dio e al Padre dolcissimo, nostra guida e protettore).  (F.U).

 

Le combinazioni!… Chi le combina?… (4 maggio 1995)

Non conosce fine il gran rumore anche a Cava de’ Tirreni. Sì, è vero! Non posso assolutamente credere che sia una mia personale impressione!. Quante circostanze si creano nel corso di giorni, spesso per incanalarti in quella particolare direzione che ti portano a scoprire, tesori garganici. Costretto a recarmi in ospedale per un controllo al cuore che sembrava manifestare stanchezza, la dottoressa, signora Mirella Galdi, mi chiedeva i sintomi del disturbo  avvertito; io faccio presente di essere diabetico e che sono solito recarmi a “San Giovanni Rotondo”, per il necessario controllo, con un dolce sorriso esclama: “io sono una miracolata alla mammella”. E vien fuori il tema che ha dato luogo a quel colloquio che ti apre nuovi orizzonti, mentre ti arricchisce di fede donandoti quell’ossigeno indispensabile che sa di profumo celeste. Non vi possono essere dubbi, ormai è certezza. Sì, Padre, tu non ci lasci mai soli, sei sempre in nostra compagnia, nostra guida, protettore e maestro instancabile!. Sei un grande, meraviglioso operatore che non vuole conoscere riposo neanche in cielo, ma sempre in piena attività di servizio per amore sconfinato. Quante coincidenze che non andrebbero considerate tali! Chi è che combina queste combinazioni? Diceva un giorno, Padre Clemente da Postiglione, confessore di Padre Pio. La conoscenza di quella dottoressa ed il colloquio avuto è servito per preparare altro lavoro nella vigna del Signore.  “La mia devozione verso il Padre – inizia così il suo racconto – è sorta dopo la morte, per caso, perché sentivo parlare di Lui. Me lo trovavo davanti nei momenti in cui mi sentivo depressa; nei momenti in cui avevo bisogno di conforto. Avevo bisogno di questa figura paterna. Un giorno ho ricevuto un quadretto piccolino di Padre Pio portatomi da mia sorella che era andata in gita a San Giovanni Rotondo, dove aveva accompagnato gli alunni della scuola. Padre Pio ha sostituito per buona parte l’assenza di mio padre. In ogni bisogno avevo sempre una richiesta da fare a P.Pio. E, stranamente, io mi sono sentita sempre esaudita. Poi, un brutto giorno, ho avuto un grosso problema di salute che mi ha veramente portato una forma di depressione  perché si trattava di una diagnosi infausta e come prima reazione di fronte a questa cattiva notizia, che per me era terribile, ho sentito il bisogno di correre a San Giovanni Rotondo. Mi sono portata, da sola, sulla tomba di Padre Pio e mentre una sera, (era d’inverno), verso le ore diciotto, io scendevo,  quelle scale che portano alla cripta, attraversandole, ormai era buio, mi sono sentita invadere da un intenso profumo che sapeva di gelsomino, di fresie, di mughetti. Questo profumo intenso è stato come una presenza meravigliosa che mi ha addirittura accarezzato il volto e mi si è fermato sulla spalla sinistra, là, dove mi era stata segnalata questa patologia. E quindi, io, in quel momento, mi sono sentita questa intensa scia di profumo passare dietro di me. Da quel momento mi sono sentita come liberata da un grosso peso. Sono giunta  giù, ho pregato sulla tomba di Padre Pio. In seguito sono andata a controllare la diagnosi che mi era stata fatta, qui nel meridione; ma poi in un ospedale del Nord, e stranamente, mi hanno diagnosticata una patologia molto benigna che non aveva nulla a che fare con la diagnosi infausta che avevo ricevuta qualche giorno prima da Napoli. Quindi, diciamo che questa tappa da P.Pio è stata, in tanti sensi, illuminante perché prima di tutto mi ha guidata ad approfondire meglio questo problema piuttosto che rivolgermi di nuovo a Napoli per essere operata così come mi stavo orientando. Io conservo tutto. Ho dei documenti che rivelano una patologia importante e che poi, nel tempo, è andata a sfumare perché non avevo più la concretezza di quel problema iniziale. Io sono una fra i tanti che hanno potuto apprezzare l’aiuto di P.Pio nel momento del bisogno. Scendendo quelle scale nel portarmi sulla tomba, chiesi a P.Pio di darmi anni di vita ancora non per me, ma per mio figlio che era un bambino piccolo. Ho avuto la gioia di risentirmi viva mentre mi sentivo morire ed avevo, perciò, una grande depressione che ho superato, poi, grazie alla preghiera e a numerose visite che ho fatto successivamente a San Giovanni Rotondo e se io non ci ritorno, almeno due o tre volte, nel corso dell’anno, non sto bene, sento il bisogno di ritornarci per ricaricarmi di energie, di vitalità e riprendo a vivere con più gioia e soprattutto mi sento meglio. Anche mio marito è devotissimo ora, e tutte le sere recita le sue preghiere. Anche lui è medico. Anche mio figlio molto devoto. Spesso preghiamo insieme in famiglia quando il lavoro ce lo permette, ma assicuro che tutte le sere recitiamo le nostre preghiere. Io cerco tutte le volte che vado da Padre Pio di portare con me degli amici che non ci sono mai stati”.La dottoressa continua a raccontare, con calore, la sua storia e nel mostrarmi un quadro del Padre con Gesù Bambino tra le mani, mi dice: Lei lo vede questo quadro? Questo quadro è arrivato qui per caso, perché io decisi di portare un quadro di Padre Pio in questo studio dove noi medici lavoriamo, però mi era sembrato di essere indiscreta poiché dicevo “ se ognuno ha una sua devozione… uno porta S. Francesco, un altro…che facciamo un santuario? Un giorno è venuta qui di pomeriggio, in ospedale, una signora che io non conosco, e non so chi sia stata, ha lasciato un pacco ad un medico che era di guardia e gli ha detto: “ Date questo alla dottoressa Galdi”. Il giorno successivo io apro questo pacco e, con mia somma gioia e commozione, trovo questo quadro meraviglioso di Padre Pio che per me è il quadro più bello che io abbia potuto vedere. Sono certa che è venuto in questa stanza dove io desideravo metterlo. La signora che ha portato questo quadro non è ritornata, non si è fatta vedere neanche per essere ringraziata ed io non so chi sia. E quante immagini ho dato fino ad oggi ai nostri pazienti molto depressi e che non avevano più speranze. Posso dire che anche ad un nostro infermiere che si approssimava a fare un esame abbastanza complesso, a Salerno, era stata fatta una diagnosi molto preoccupante, secondo la quale avrebbe dovuto subire un intervento chirurgico demolitivo a carico del’intestino,prima di partire, gli misi un’immagine di P.Pio nel pigiama dicendogli: “Portatela questa immagine, vi aiuterà, vi farà del bene certamente e pregate intensamente”. Lui accettò, ma non ci fece troppo caso perché era troppo preoccupato. Quando ritornò da Salerno era sorridente, mi abbracciò, mi baciò e mi disse: “Dottoressa, avevate ragione voi nel darmi Padre Pio; io, appena uscirò, andrò a ringraziarlo, voglio andarci perché non ci sono mai stato a San Giovanni  Rotondo. Vi assicuro che quando mi hanno fatto l’esame mi hanno detto che non c’era nulla di quanto era stato diagnosticato”. Sembrano racconti tutti simili,ma hanno qualcosa in comune. Credo che è il modo di chiedere a Padre Pio che è importante: l’animo dei semplici. Conclude così il suo parlare la dottoressa Galdi.

 

 “Il piccolo Massimiliano ” Testimonianze di Fabrizio e Antonella

“ Anche noi, anche noi dobbiamo testimoniare e un grazie vivo, forte, sentito a Padre Pio per quanto ha operato anche per noi, giovani sposi, e per quel Massimiliano atteso con ansia indescrivibile. Sentiamo il bisogno di manifestare la riconoscenza e con essa la grande gioia dopo la tempesta scatenatasi per mesi, sempre protetti e guidati da questo gigante di santità: Padre Pio da Pietrelcina. Anche qualche pagina  per noi per testimonianza non solo ma soprattutto per consigliare chi nel bisogno vorrebbe una mano di aiuto, di speranza, di conforto”. Così mi è stato detto da Antonella e Fabrizio Artale, giovani palermitani, residenti da qualche anno, a Pecorari di Nocera Superiore (Salerno). Ho ascoltato con grande interesse il loro racconto, la loro storia, e senza omettere nulla riporto fedelmente le parole di Fabrizio.

“ Sono stato sempre devotissimo di Padre Pio. A Palermo, prima di sposarmi, facevo parte di un “gruppo di preghiera” ed ho avuto sempre sete di maggiori conoscenze di questo Frate cappuccino. Qualche mese prima dell’inizio di gravidanza della mia Antonella, su quella tomba, a San Giovanni Rotondo, avevo invocato protezione. Ascoltò la mia supplica e mai ha fatto mancare la sua assistenza, la sua guida di Padre buono e premuroso. Non posso tacere, devo raccontare e possibilmente citare dei particolari che mettono a fuoco, sempre con maggiore evidenza, la  costante protezione di Padre e, questo non solo per testimoniare, ma soprattutto per rendere gloria a Dio e a quel Padre che sbalordisce ancora il mondo intero. A giugno del 1994 ci siamo accorti che era in arrivo un figlio. La gravidanza si presentò molto difficile e fin dai primi giorni, è iniziato un temporale di ansie, di enormi preoccupazioni, di vere tempeste che, nel ricordarle, sembra ancora un sogno l’averle affrontate e superate. Non è possibile raccontare tutto; occorrerebbe un grosso libro, non qualche pagina. Soli, lontani dai cari e con problemi anche economici. Non abbiamo mai smesso di pregare e di sperare. Abbiamo importunato moltissimo, Lui, Padre Pio, per il suo aiuto che eravamo certi di avere. Non ci ha lasciati mai soli; ne siamo convinti; e come si può tacere dinanzi all’evidenza dei fatti nel corso degli eventi? Un’ecografia, eseguita al quinto mese, dopo una minaccia di aborto, rivelò una malformazione cardiaca molto grave. Si trattava della trasposizione delle grosse arterie; c’erano le vene invertite insieme alle coronarie. Per tale motivo, subito, appena nato, il bambino doveva essere operato. Ma la cosa ancora più grave, ci disse il medico, era che in concomitanza di questo tipo di malformazione, poteva esserci il mongolismo e quindi il bambino poteva essere oltre che cardiopatico anche mongoloide. Per questo motivo siamo caduti proprio in un baratro di depressione ambedue, di sconforto. Non sapevamo proprio come fare. Dopo due giorni, giusto consiglio medico, siamo andati a fare i relativi esami. Le percentuali di possibilità di sopravvivenza erano basse. L’unico conforto, in quei giorni, l’abbiamo trovato nella preghiera a Padre Pio chiedendo soprattutto l’aiuto ad affrontare la situazione che si prospettava preoccupante davvero. Sì, abbiamo chiesto con grande fede di aiutarci in quei giorni così terribili per noi. Abbiamo avvertito la sua presenza e voglio raccontarla non soltanto, come ho detto al principio, per rendere gloria a Dio, ma anche perché raccontando qualche particolare potrò dare conforto e speranza a quanti soffrono per problemi simili. Una notte, all’improvviso, mi sono svegliato ed ho sentito un forte profumo di fiori. Ho subito pensato che P. Pio era venuto per confortarci. A distanza di venti giorni, venne il responso: nessun pericolo di mongolismo. Una prima battaglia fu vinta. Quante altre battaglie, poi, nel corso del lungo temporale!… Sì, il problema fu risolto, ma restava quello più grosso, quello che si sarebbe presentato al momento della nascita. Abbiamo intensificato la preghiera disposti, però, ad accettare la volontà di Dio. Devo dire, per essere preciso, che una notte, ho sentito come se Lui fosse presente personalmente in casa; ero sveglio, ho sentito dei passi pesanti, come di un vecchio che si avvicinava. Si fermò per qualche minuto e poi via. Io sono sicuro che P.Pio quella notte, era venuto a casa per benedire il bambino. Dal policlinico “S. Eugenio” (Roma) dove Antonella fu ricoverata, P.Pio mai si è allontanato con la sua presenza invisibile. Non sapevamo come fare anche perché eravamo in crisi economica; eravamo tanto, tanto confusi e mortificati. Anche a questo pensò il caro Padre, sempre premuroso, il quale non fece mancare, al momento giusto, anche l’aiuto economico con il quale abbiamo potuto fronteggiare le spese principali. Anche l’alloggio ci ha procurato a Roma per noi quattro: io, Antonella e le due mamme; quattro letti e senza pagare un soldo. Non mi stancherei di raccontare per rendere testimonianza e il nostro grazie che non avrà mai fine, finché avremo vita. E che dire della nascita? Quei timpani, al caro Padre, con il nostro continuo chiedere ed implorare, li abbiamo rovinati, sconquassati di certo. Il 6 febbraio del 1995  è nato il bambino. E’ stato subito battezzato con il nome di Massimiliano Pio Maria . E’ stato immediatamente trasportato al centro di cardiologia del Bambino Gesù dove viene confermata la diagnosi e per la qualcosa, fatta eccezione di eventuali nuovi problemi, il bambino sarebbe stato subito operato al cuore. Purtroppo incominciarono altri problemi. Il bambino cominciava ad aggravarsi prima del previsto ed i medici avrebbero dovuto operarlo di urgenza. Occorreva il sangue di un gruppo particolare; purtroppo mancava. Altro motivo di grave sconforto, ma insistendo con la incessante preghiera, fu trovato in tempo. Incredibile! Dopo l’ansia riappare il sereno con quanto occorre per vincere le continue ed impreviste battaglie. A distanza di circa due giorni, il bambino  presentava dei disturbi renali; un rene s’era bloccato per i medicinali ricevuti e si correva il rischio che il piccolo poteva andare in dialisi. Anche in quei momenti disturbai il caro Padre. Il medico mi prospettò la possibilità di altro intervento a distanza di due giorni. Trascorsi detti giorni mi fu detto che tutto era stato risolto e che i valori nel sangue erano diminuiti. Non era finito, tuttavia, il duro calvario. Il bambino non riusciva a prendere peso e mi fu prospettata la necessità di altro intervento. Sconforto al massimo! Ennesimo problema! Non si fece attendere la risoluzione positiva anche di questo  problema. Dopo un mese circa, lasciammo l’ospedale del Bambino Gesù con una diagnosi di totale guarigione. Anche per l’avvenire abbiamo messo tutto nelle mani del Padre affinché il piccolo Massimiliano possa crescere sano, forte e buono come ogni papà e mamma desiderano. Tanta carità, tanto amore abbiamo scoperto in questo ospedale verso quanti soffrono e penano; sembra di ascoltare continuamente il battito del cuore del Bambino Gesù al quale è consacrato questo grandioso complesso ospedaliero.

Ogni giorno abbiamo sperimentato ed ancora sperimentiamo circostanze che sembrano casuali, ma in realtà non sono delle coincidenze, ma evidenti dimostrazioni di presenza, di guida, di assistenza di quel Padre che mai abbandona chi a Lui si rivolge con semplicità e fede: Padre Pio da Pietrelcina. 

 

Ancora rumore e fracasso!

Padre buono, anche a me non concedi riposo per il fracasso che crei spesso in tanti cuori. Ecco squilla, con insistenza, il telefono: Sono Saverio Santoriello…venite, venite a casa mia, vi attendo… Padre Pio ha salvato il mio nipotino, devo raccontare!...venite! venite”.

Ed eccomi, in via Luigi Farnese di Cava de’ Tirreni. “Nulla più mi attira, la mia vita è cambiata, trasformata; sento di voler bene a tutti e voglio vivere sempre e soltanto con l’immagine di Padre Pio che resterà continuamente scolpita, impressa nel mio cuore” Così, con questa espressione mi accoglie il simpatico amico, Saverio Santoriello. Ho ascoltato ed ho scritto, a suo nome,sotto dettatura, direi, inviando poi, quanto riporto, a Padre Gerardo di Flumeri, postulatore della causa di beatificazione con il titolo: Luigi Santoriello “Lettera a Padre Pio

“ Si tu sì  chillo che diceno che sì, salveme chillo piezzo  “e core,o piccirillo mio…”. (Se tu sei quello che tutti dicono che tu sei, salvami quel pezzo del mio cuore, il mio piccolo nipotino: Luigi!). Sì, lo riconosco, ti parlai un po’ da violento, da guappo, diremmo noi nel nostro linguaggio napoletano, ma il cuore così mi fece esprimere, quella sera, nel seguire una trasmissione televisiva ”Fatti vostri” mentre l’avvocato Pandiscia si compiaceva di parlare di te, Padre, con un linguaggio da suscitare in me una reazione tale da provocare le riportate espressioni. Mi era giunta da Novara, qualche giorno prima, a ciel sereno,via telefono, la notizia del ricovero in ospedale del mio nipotino Luigi, colpito all’improvviso da un male diagnosticato: morbo di Schonlein Henoch. Il suo corpicino, dal bacino ai piedi, era pieno di puntini rossi e per i dolori non poteva mettere i piedi a terra. Il primario dell’ospedale Maggiore della carità di Novara, mentre osservava il bambino, circondato dai suoi allievi, diceva:  “Ragazzi, voi, nella vostra attività professionale, nel corso della vostra vita, difficilmente incontrerete un caso simile”.  “Lei, fu detto a mia figlia, continua il caro nonno a raccontare, lei deve assistere suo figlio per diversi giorni, qui, in ospedale, poiché necessita la sua presenza”. Padre, ( così si esprime il Santoriello) ora che la tempesta è passata da un pezzo, posso  manifestarti, con la riconoscenza, anche le mie scuse, chiedendoti perdono. L’avvocato Pandiscia, quella sera, suscitava nel mio animo sconvolto, indifferente nella fede, introverso e ribelle, una reazione che mi avrebbe scaraventato, di certo, in un precipizio. Voglio soltanto dirti, oggi, Padre carissimo, che da diverso tempo, attraversavo anche un periodo di depressione ed ero spesso nervoso. Questa notizia, poi, mi spinse a pronunziare quelle parole che ho riferito all’inizio. Parole di sdegno, ma anche di forte invocazione e tu ben mi ascoltasti; avesti compassione di me, suo nonno, e non mi negasti, anche se non ero fervoroso in materia di fede, non mi negasti la grazia invocata con il cuore di nonno. A distanza di appena tre giorni dalla diagnosi, il bambino migliorò ed il male scomparve del tutto. Padre, ma io mi sto dilungando, mi sono allontanato dalla descrizione del male del mio piccolino di Novaro. Al termine degli accertamenti in ospedale, mia figlia, in preda a preoccupazioni indescrivibili ed anche fortemente impressionata per il consiglio  ricevuto di riportare il bambino al controllo, a distanza di quindici giorni, pensò di farlo visitare da un altro primario venuto da Pavia a Novara. Questi ascoltò la storia e dopo averlo visitato, per circa un’ora esclamò:” Signora, se voi siete credente, quando ritornerete al vostro paese (Cava de’ Tirreni), portatevi nel Santuario più vicino e ringraziate qualche Santo che vi ha tanto protetti”.

Padre carissimo, sei stato tu a risolvere quel grave problema. Quel piccolo è tutto per me: vita, sorriso e speranza. La grazia te la strappai, sì, è vero, con la violenza, ma con il linguaggio del napoletano semplice e sincero. Mi faceva invidia quell’avvocato che aveva avuto la particolare fortuna di esserti  stato vicino per anni, da bambino, e di avere ottenuto numerose grazie e non potevo ottenere anch’ io la vita per il piccolo nipotino? Sì, mi ascoltasti e mi consolasti. Mentre t’invocavo, in un angolo dello schermo televisivo, in alto, vidi la tua immagine e per me fu quello un segno del tuo ascolto, della tua presenza. Una scossa elettrica mi colpiva mentre una voce, ben chiara, nell’interno mi diceva:” E’ fatta! E’ fatta!”.

E ci recammo, a distanza di breve tempo, in pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo, sulla tua tomba. Come non ringraziarti?

Padre hai cambiato radicalmente la mia vita. Nulla più mi attira di questo mondo ed oggi vivo felice, con la tua immagine, con il tuo viso sempre scolpito, direi, nella mia mente e nel mio cuore. Sì, tutto è cambiato; voglio a tutti bene e, sono lieto di offrire una mano di aiuto al fratello in difficoltà.

Grazie! Grazie Padre! Ti voglio, Padre mio, tanto, tanto bene! Sarai sempre il protettore della mia famiglia, di tutti i miei cari e , sempre da te mi lascerò guidare fino alla porta del cielo dove tu attendi, sono convinto, anche me che da oggi mi considero tuo figlio spirituale. Accetta, o Padre, il bacio del nonno del piccolo Luigi. Sono e sarò sempre tutto tuo. Mi sforzerò di essere buono sempre e di migliorare nella fede e nella carità. Tuo Saverio Santoriello.

 

< E tu a Cava che cavi?…  Non cavi e non scavi!… >

Il 28 aprile 2001, a Cava de’ Tirreni, Padre carissimo, con il tuo sorriso e con la preziosa moneta della tua corredenzione, i cavesi hanno cavato e scavato, nella bella casa della Patrona della città, la Madonna dell’Olmo: il quinto gruppo di preghiera. Al primo raduno, circa un centinaio di tuoi devoti e figli spirituali hanno pregato e commentato la preghiera da te preferita e tanto, tanto raccomandata, anzi lasciata come testamento: il santo rosario. < Recitate e fate recitare molti rosari >. La lettura, con voce forte e pacata, dei cinque misteri gloriosi ha guidato gli oranti in quella meditazione che ha la potenza di alimentare i cuori, la mente e l’anima lungo la strada della fede, della speranza, della carità. Anche il canto a te dedicato “Beato Padre Pio”, ha fatto da cornice al quadro del gruppo generato dal tuo amore. Ho guardato, ho meditato anch’io nel corso dell’ora che fa distendere e dimenticare anche i tanti problemi che spesso preoccupano, soprattutto, mamme e papà. Sì, non una ma diverse donne e anche qualche papà, avvicinandomi, al termine di un raduno, così mi dicono: “ Partecipo con gioia agli incontri di preghiera, mi fanno molto bene, sembra di essere in un altro luogo, mi distendo e dimentico problemi e difficoltà >.

Tutti uniti come fratelli e riscaldati dallo stesso fuoco

E’ l’ora della pace! Nella bella chiesa dedicata alla nostra Patrona, alla dolce Mammina, Padre santo, è stata vissuta la prima ora di distensione nel tuo nome e con il tuo dolce sorriso. < Piccola fiamma, gran foco seconda >, ho esclamato, dando luogo all’inizio del primo storico incontro. Ho contato i presenti: una cinquantina, un po’ disseminati tra le numerose sedie; mi è sembrato di sentire una voce: < Non preoccuparti, saranno tutte, tutte occupate nel corso dei mesi che seguiranno>.Tutti, tutti avanti poi, sì, avanti, uniti come fratelli e riscaldati dal medesimo fuoco d’amore, di paternità garganica. Ho ricontato con la umana forza della  curiosità, a distanza di minuti: non più cinquanta, bensì un centinaio. E la speranza è subentrata con la certezza di quella crescita che mai può deludere chi prega ed opera nel nome del Cappuccino di San Giovanni Rotondo. Ho guardato ed ho ascoltato. Sì, soprattutto il parroco don Silvio Albano, direttore spirituale del gruppo, delegato dal nostro amato Arcivescovo Orazio Soricelli. Nel leggere una paginetta dello “ Statuto dei gruppi di preghiera>, don Silvio scandiva le parole, accompagnate da un sorriso di compiacimento. < E’ contento! E’ contento anche lui! >, ripetevo nel silenzio del particolare raccoglimento – Gloria a  Dio e a Padre Pio -  < Preparate un bell’avviso da mettere e lasciare sempre esposto all’ingresso della chiesa; scrivete che ogni 23 del mese, alle ore 18,30, vi sarà l’incontro di preghiera nel nome di Padre Pio > ha così consigliato, al termine, il caro don Albano. Se si mostra contento e soddisfatto lui, il < pilota> del gruppo, anche i viaggiatori saranno lieti nel farsi guidare lungo la strada della salvezza.

Che dire poi della capogruppo, Teresa Sorrentino, considerata una delle tante miracolate del Padre e di cui anche la scienza medica segue e studia il caso della guarigione? Era commossa e strapiena di gioia.

 

Quell’incontro del 1958 con Padre Pio nel coro

Ho ricordato, Padre, ora in modo particolare, quell’incontro di quella mattina del 1958, là nel coro della nuova chiesa, quando nell’allungare le due mani per allietarmi del profumo con il bacio, mi guardasti sempre sorridendo e richiedesti: < E tu  di dove sei?>. < Padre, sono di Cava>. < E beh! Sei di Cava e tu a Cava che cavi niente?>. < Padre Pio cava – ti risposi subito >. < Padre Pio può cavare! Io sono soltanto un povero uomo!>. Concludesti ancora con un sorriso con una carezza sui miei capelli biondi allora, ma ora pochi e quei pochi, bianchi come la neve.

Padre, tu a Cava non smetti di cavare e di scavare. Anzi, voglio approfittare per aggiungere con forza e senza mai smettere: Padre, cava e scava soprattutto nella mia terra, tanti, tanti giovani e trascinali tutti nel giardino bello e profumato della fede, della speranza, della carità, delle gioie non formali ma sostanziali, dal profumo di cielo. Sii per tutti non solo il meraviglioso pescatore di cuori, ma il costante protettore, con la paternità universale che ti distingue e per la quale sei cercato e tanto, amato. Allontana anche da Cava i temporali e gli uragani spesso scatenati da discoteche assordanti e, purtroppo, anche da chi tu definivi << il diavolo in casa >>: la televisione dei nostri giorni. Che ogni figlio sia non solo onore e gloria della famiglia, ma anche della nostra città>. . 

Grazie, Padre, tu ridarai a tutti, allargando le braccia: cuore, sorrisi e benedizioni di paradiso. Sì, Padre, continua a cavare  a scavare e a sorridere anche nella città di Cava, figlia della tua Mammina celeste, della nostra grande Patrona, la Madonna dell’Olmo.

  

Prove di santità : Padre Pio - Canale 5 (21 agosto 1998)

Se avessi potuto contare tutti i televisori di Cava dei Tirreni, mia città, sincronizzati alle 21, su canale 5 di Mediaset, di certo avrei avuto un risultato da sbalordire sul serio. E che diremmo poi di tanti che hanno seguito la diretta in campo nazionale?  Fin dal mattino, lungo il corso principale e anche in traverse secondarie, molti amici incontrandomi, sorridenti e giulivi, mi dicevano la medesima espressione: < Professò, questa sera… Padre Pio!…>. Altri aggiungevano:< Registrerò tutto! Tutto, sì! >. Quel nome in tutto il mondo, oggi, attira davvero come una calamita. Al mattino seguente un’affermazione di commento mi ha fatto maggiormente esultare: < E’ proprio vero che la fede è luce.!>. Preghiamo, anzi chiediamola, questa fede per intercessione di Padre Pio, come grazia particolarissima, per quanti ne sono privi. E’ un grande dono del cielo questa luce, che ha la potenza di donare gioia indescrivibile all’anima che crede e spera nel corso della propria vita. E’ stata una delizia di paradiso per il nostro spirito ascoltare sacerdoti diocesani, cappuccini, confratelli di Padre Pio, e alcuni suoi figli spirituali, testimoni di colui che è stato definito il < santo del terzo millennio >. Padre Pio, ha detto un suo confratello, ha ricevuto da Dio tutti i carismi, messi insieme, dei numerosi santi nel corso dei secoli. Sì, il san Francesco del meridione! Quei testimoni, che hanno visto con i propri occhi e toccato con le loro mani, nel corso di anni, presenti sul palco allestito nella piazza di Pietrelcina, hanno manifestato le loro esperienze, con semplicità e chiarezza. E hanno anche risposto esaurientemente, alle diverse domande del conduttore Giuliano Ferrara, che mi ha dato, in questa trasmissione, l’immagine di un giudice di tribunale, severissimo,  scrupoloso. Non è mancata la testimonianza di chi ha potuto vedere e toccare pur  non avendo, ancora oggi, le indispensabili pupille. La scienza, fino al presente, non riesce a spiegare il fatto, e sono certo che mai ci riuscirà poiché è opera di Dio e non di uomini. Da ogni testimone è venuto fuori un raggio di luce celeste. Luce di fede! E gli occhi di coloro che ascoltavano, che guardavano, si fissavano in modo del tutto particolare, incrociandosi, sul relatore del momento. Padre Gerardo Di Flumeri, vice postulatore della causa di beatificazione, ormai al termine, con il suo parlare, semplice e scrupoloso, oltre che di grande storico, ha attirato l’attenzione anche di non pochi scettici che hanno intravisto quella luce che non esiterà a farsi strada anche nella loro mente e nel loro cuore.  <Diventerà santo il figlio di questo borgo di Pietrelcina che prese il nome di frate Pio, e di Padre Pio, poi?. Ma lo diventerà?…>, si è chiesto con insistenza il dottor Ferrara. < Se non avessimo avuto fin dall’inizio la speranza, la certezza morale che Padre Pio sarebbe diventato beato e poi santo noi non avremmo  fatto tanto lavoro e tanto cammino; cammino normale e anche faticoso per la ricerca >, ha subito risposto padre Gerardo, confratello del Padre e anche suo figlio spirituale. < Fra qualche mese, crediamo di vederlo beatificato da questo Papa che così parlò dall’altare nella sua ultima visita a San Giovanni Rotondo: “Voglio ringraziare con voi il Signore per averci donato il caro Padre, per averlo donato, in questo secolo tormentato, a questa nostra generazione. Nel suo amore a Dio e ai fratelli egli è un segno di grande speranza e tutti invita, soprattutto noi sacerdoti, a non lasciarlo solo in questa missione di carità >. Sì, bella la luce della fede! Che in tutti i cuori entri questa luce garganica e tutti possano gioire, come chi ha visto con i propri occhi e toccato con le proprie mani là, a San Giovanni Rotondo. Il segno di grande speranza additato dal Santo Padre possa essere, anche per te, fratello che stenti a credere e a sperare, un segno di risurrezione e di vita. Padre Pio ha versato il suo sangue anche per te che vai alla ricerca della verità e della pace del tuo cuore.

 

“Sei stato il più grande pedagogista di tutti i tempi”

Leggo e rileggo:<< La mia vita vicino a Padre Pio>> di Cleonice Morcaldi.

E’ diventato, questo libro prezioso, il mio <<vademecum>>, oggi. La mia luce e la mia guida. Di buon mattino apro a caso questo piccolo tesoro. La paginetta che mi si presenta l’analizzo, direi, e la medito a lungo nel corso del giorno. Che dono grande, Padre Santo, hai voluto fare non solo a Cleonice, ma servendoti di lei, a tutti noi.

Sì, gran profeta dei nostri tempi, lo prevedesti, pensasti ai figli e sempre per quel tuo cuore, sorgente inesauribile di amore paterno e materno, volesti dialogare, spesso, ogni giorno, con la creatura a te più cara, per la sua semplicità, sempre con il tono e il fare di una bambina. Servendoti di lei hai lasciato a ognuno di noi, il  <<Vademecum>> più bello, il più prezioso:quello che racchiude e offre, sempre, tutti i giorni e in tutte le ore, la tua stessa mano di aiuto, di padre e di mamma. A questo titolo:<< La mia vita vicino a Padre Pio>>, ne aggiungerei un altro: << Sempre, vicino ad ognuno di voi, figli cari>>. Ti sei servito di quella creatura per continuare anche dal paradiso la tua missione di protettore, di padre, di mamma, di guida, di maestro. Sì, tu, instancabile, continui a proiettare i tuoi raggi di luce senza interruzione alcuna sul viandante, in balia di dubbi e di difficoltà sconcertanti. Quelle domande di Cleonice e le tue risposte sono e saranno tante stelle luminose che insieme formano una luce più potente del sole, poiché squarcia subito le tenebre. Le domande di Cleonice possono essere a volte, o il più delle volte, le mie stesse domande, e le tue risposte saranno le medesime, con la stessa luce, alimento, ricco di particolari << vitamine>>, anche per la mia povera anima. In questo capolavoro di spiritualità, nelle duecento pagine pubblicate, e che io penso non siano tutte, ma soltanto una parte di quanto nel corso di anni e anni ha potuto scrivere Cleonice, con scrupolosità e intelligenza, io ho trovato, ho riconosciuto il tuo stesso cuore di Padre dolcissimo. Sì, mi è sembrato di udire, ancora una volta, la tua stessa voce, la stessa risposta, quella che udii, una mattina, nel corso di una confessione: << Mi distraggo, spesso, nel corso della recita del rosario, come devo fare, Padre? Quando mi accorgo devo cominciare di nuovo, dall’inizio?>>. Ma tu subito:<< Non ti preoccupare, continua e cerca di non distrarti più>>. Cleonice era preoccupata per quella pedagogia che non riusciva tanto a masticare nel corso dei suoi studi, ma tu non esitasti, corresti subito in suo aiuto e il tema, quello che era degno della massima lode e che non si poteva dare per legge in questa materia  <<pedagogia >>, glielo ispirasti tu, Padre, certamente. Rileggendolo, prima di consegnarlo, a Cleonice venne spontanea l’espressione: << Non è farina del mio sacco!… Non potevo scriverlo io questo tema!…E’ stato lui!…Sì, lui!…>. Padre, tu sei stato davvero il più grande pedagogista di tutti i tempi e se Cleonice è con te, oggi, nella gloria, lo deve alla tua pedagogia di grande santo, gigante di amore e di dolcezze paterne e materne. Affidiamo, Padre carissimo, anche noi a te lo svolgimento del nostro tema: << La nostra vita vicino a te, Padre Pio >>. Sì, a te tutto il corso della nostra esistenza, e sono certo che quel giorno del grande giudizio, il Dio giudice indicandoci, dando uno sguardo alle moltitudini raccolte nel lato dei salvati, alle schiere più numerose, volgendo i suoi occhi verso di te che gli sei vicino, ti sorriderà dicendo:<< E’ tutta farina del tuo sacco! Tu le hai guidate, hai tu svolto il tema della loro vita! Entrino anche loro,per i tuoi meriti, per la tua voce, nel mio Regno.

Fra le tante domande di Cleonice ho anche letto:<< Padre,è vero che tu porterai a Dio un terzo del mondo?…>>. << Più, più di un terzo!…più,più!>>. Così rispondesti. Sì, Padre, tanta farina del tuo sacco quelle schiere in maggioranza in paradiso!

<<Che vuoi mettere il diavolo in casa?>>

Anni belli che più non torneranno!… Dicembre 1958. In albergo e per ben tre mesi a San Giovanni Rotondo, in fuga, per la paura della poliomielite dilagante anche a Cava de’ Tirreni. Cosa fare ? Vaccinare il piccolo Pio? Si era anche in attesa del secondo o della seconda bambina. Padre Clemente da Postiglione aveva chiesto, a nome nostro, al Padre, cosa fare. <<Ho capito, vuoi farli venire qui?…e falli pure venire!>>. Tre mesi e mezzo nell’albergo Morcavallo, tre mesi indimenticabili, ricchi di grazie, di gioie. Ogni giorno aria di paradiso con P.Pio! A sera, nel piazzale, sotto quell’albero indimenticabile, scambio di esperienze e di racconti di amici e di vecchi frequentatori.

Mi giunge, oggi 7 marzo 2002, il sempre tanto atteso quindicinale << Casa Sollievo n° 3 (1 – 15 – febbraio 2002) e sfogliando, con il medesimo tono, con avidità, oserei dire, mi si fermano gli occhi  a pagina 6 e leggo:  <<Ogni giorno, ogni momento nelle nostre case irrompono immagini volgari >>. Leggo piano, mi soffermo ad ogni parola e al termine concludo: - Sempre più grande, sempre più bello, sempre profeta  il gigante, il nostro Padre Pio! Non ha mai sbagliato, ha sempre, sempre centrato il bersaglio, anche quando sembrava esagerare - . Al signor Alessandro Vannucci che ha scritto con sincerità e molto nauseato l’articolo citato, devo aggiungere, con i miei vivi complimenti, quanto sentii da una signora, una sera, là, sotto l’albero, davanti la chiesetta:<<Ho chiesto a Padre Pio se potevo comprare il televisore (erano i primi tempi, quando seguivamo << Lascia o raddoppia?>> con Mike Buongiorno) e Lui mi ha risposto:<< Che vuoi mettere il diavolo in casa?>>. Gli ho ubbidito e, pur potendo, non l’ho comprato.>>. Sentendo tale espressione, devo essere sincero?, in verità mi ero proposto anch’io di fargli la medesima domanda, ma temendo di avere uguale risposta, mi astenni.

<< Diavolo in casa…>>. Dicembre 1958, Padre Pio ieri… <<Immagini volgari>> oggi, afferma il simpatico Vannucci. Condivide ed approva, con grande soddisfazione, il nostro instancabile e sempre benedetto ed amato Gherardo Leone, nel commento alla lettera. Il grande profeta aveva visto anche i nostri tempi. Padre  Pio non sbaglia mai!. Anche un medico, ginecologo di Casa Sollievo, mi aveva detto così una mattina.  <<Non sbaglia mai! >>. << Padre spirituale – così alcuni suoi confratelli, un giorno, lei sta esagerando con la moda…manda via le donne che, secondo lei, non vestono bene >>. E lui:  <<Vedrete! Vedrete!>>. E ben si vedono ai notri giorni anche in quell’apparecchio che da lui fu definito << Il diavolo in casa>>. Sangue o non sangue, che pianga davvero o che sia lo scherzo di un ragazzo, quella statua, là, a Messina, anche se di bronzo o di altro materiale, mi è sembrata ribellarsi, un richiamo forte, in questi giorni – 5,6,7 febbraio 2002 – con il suo particolare trombone, sì, un grido da grande gigante, da scuotere chi ha dure orecchie ai nostri giorni.

Sembra proprio di sentirlo marcare: << Ma quando la si vuole smettere con questo sesso?>>. Sesso, sesso… diversamente non si battono le mani, non si applaude chi va in cerca o alla ricerca di quelle glorie che lasciano altro che commenti di applausi, bensì tanta pietà e commiserazione.

 

Caso eccezionale: “ Santo” tre anni dopo la beatificazione

Per il secondo giorno consecutivo, il giornale del primo e del secondo canale televisivo dà l’annuncio della canonizzazione di Padre Pio, sottolineando il caso eccezionale della santificazione dopo tre anni appena dalla beatificazione del 1999. Questo è stato possibile per la grande venerazione del Papa “ Giovanni Paolo” per Padre Pio, è stato detto. Per giustizia e verità, io devo aggiungere, si è trattato di un personaggio che non solo ha sbalordito per i suoi prodigi, ma non smette di stupire ancora, anche dopo morto,il mondo intero. Sì, mi sembra davvero un sogno per me che, fortunato tra i fortunati, l’ho conosciuto non solo unitamente a mia moglie e ai miei figli, ma l’ho anche scrupolosamente seguito. Tante, tante volte l’ho avvicinato, confessandomi (un centinaio di volte) e servendogli la sua indimenticabile Messa. Che bello! Grande anche l’emozione.

Quegli anni – dal novembre 1955 al 23 settembre 1968 – sono memorizzati nella mia mente, nei particolari e indistruttibili finché avrò vita. A San Giovanni Rotondo, ha comunicato il telegiornale,è già festa grande. Ed io aggiungo: non solo a San Giovanni Rotondo, ma in ogni angolo della terra. Il trionfo completo di questo Padre è anche il trionfo dei figli che con Lui hanno sperato e atteso il giorno della giustizia piena e del relativo premio:corona di gloria. Il giorno della proclamazione in piazza San Pietro, allo squillo poderoso delle campane si uniranno anche milioni di scrosci di battimani di quanti l’hanno conosciuto, in Lui hanno creduto amandolo con sincerità di cuore. << Quando, quando sarà santo Padre Pio? Quando?>>: La domanda rivolta con insistenza e per anni, al postulatore della causa ha avuto finalmente,oggi, la tanto desiderata risposta: giovedì 20 dicembre il Papa firmerà nel salone del concistoro la dichiarazione del miracolo richiesto per la canonizzazione. Sono felice di essere ancora vivo per provare questa gioia immensa ed indescrivibile. Padre, vederti sugli altari mi sembra un sogno. << Potevo conoscerlo anch’io, frequentarlo anch’io ma…>>. Così mi hanno detto e mi ripetono oggi, tanti amici.  <<Beato voi che l’avete conosciuto>>, aggiungono. << Ti accetto come figlio, ebbe a dirmi una mattina, là, nella piccola sagrestia della chiesetta antica, ma ti raccomando di non farmi fare brutta figura>>.

Padre, con il tuo costante aiuto mi sforzerò di vivere così come tu ci hai insegnato, da buon cristiano, in questa società che fa paura, in balia di guerre, immoralità e disordine, familiare e sociale, nazionale e mondiale.Con te,grande santo, si vive sempre felici anche nel mare in tempesta.

Ti regalerò una splendida corona

La corona di gloria, promessa al nostro Padre Pio, in anni lontani, in una delle prime apparizioni dal celeste Personaggio, viene mostrata, dal Pastore di Santa Romana Chiesa, Giovanni Paolo II, al mondo intero con il riconoscimento ufficiale della sua santità: << Padre Pio santo!>> sembra gridare, in armonia di milioni e milioni di creature, il campanone di piazza San Pietro in Roma. A quel vocione si uniscono, formando un coro sterminato, altre campane nell’universo intero. << Che fama! Che fama di santità ha avuto ed ha>>, ripeterebbe, ancora una volta, il pontefice di santa memoria, Paolo VI. Penso che oggi, in particolar modo, avvicinandolo nel regno delle beatitudini senza tramonto, e con lui personalmente compiacendosi, di certo, ripeterebbe ancora: << Che fama! Che fama hai avuto, caro Padre Pio!>>. Tutto il mondo oggi è in festa per te; le campane non smettono di squillare e di annunziare il tuo trionfo dopo la crocifissione e la morte; dopo il tuo calvario, la tua gloria, il tuo trionfo, la tua spirituale risurrezione>>. Anche un’altra espressione, la medesima, ai piedi di quella croce pronunziata dai carnefici, sembra sentire: << Costui era veramente un santo!>>. Ed altri ancora oggi:<< Beati coloro che l’hanno conosciuto, avvicinato, frequentato, e seguito!>>. Altri, ancora, li sentiamo affermare: << Oh, se avessi saputo ci sarei andato, non una volta soltanto ma tante, tante volte anch’io a San Giovanni Rotondo!>>. La scoperta di una santità è grazia particolare del cielo! La scoperta della santità è conquista di luce, di gioia celestiale! Sì, Padre, la tua scoperta, là sul Gargano, quella del tuo sorriso di padre dolce e buono anche se appellato, a volte, scorbutico, ma per il bene dei figli un po’ turbolenti; la scoperta del famoso profumo e di una pace indescrivibile nel nostro cuore, oggi ci fa gridare e ripetere, a quel cielo che ci ha ricolmati di gioia nel corso degli anni, ancora oggi e con il massimo  del gaudio indescrivibile: << Grazie, grazie, grazie per il dono di un padre tanto santo e anche protettore, maestro, luce e guida di chi avvicinandoti ha gustato il profumo di paradiso>>.

Padre, non trovo parole, espressioni atte a manifestare ciò che il cuore avverte e vorrebbe manifestare unendosi al vocione delle campane del centro della cristianità; quel suono, con il suo massimo, potente fracasso copre tutte le voci, le nasconde. Sono certo che ovunque, in ogni angolo della terra, il sorriso di milioni tuoi figli  spirituali, unendosi, formano di certo un’unica espressione proiettando, con raggi misteriosi di luce, un faro da paragonarsi al sole, sole che, per dono grande del cielo e in virtù di quella che si chiama “giustizia divina”, fa sventolare, oggi, con la tua immagine al balcone principale della grande  basilica di San Pietro, la  bianca bandiera del trionfo finale, mostrando al centro, non con l’oro del mondo ma con un ricamo da paradiso, quella stessa corona promessa dal buon Gesù, in un giorno lontano, al piccolo Francesco, oggi San Pio da Pietrelcina.

Cantando ed osannando, uniamoci, sempre più vicini e stretti a lui; con lui, maestro e guida, con passo fermo e deciso, lungo la strada da lui stesso battuta e percorsa, quella che porta al regno delle delizie senza fine.

Ricordiamoci: San Pio da Pietrelcina è alla porta, attende tutti, tutti in paradiso. Che nessuno si smarrisca lungo la marcia in questo mondo impazzito di oggi!.

 

In Casa Sollievo, cuore di Padre Pio: Il  fracasso dell’amore

La carezza del sorriso

Sono, ancora una volta, anch’io ricoverato con tanti altri, bisognosi di cure e in ansia per la guarigione, umanamente desiderata e molto sognata. E’ l’alba, ore 6,30; il reparto sempre bello con le sue luci ed il pavimento che sembra brillare per la scrupolosa pulizia e costante manutenzione. Recitate le mie preghiere  del mattino, osservo e medito. Dei foglietti appiccicati ad una parete dell’ingresso attirano subito i miei occhi. Mi avvicino e leggo: << …Un’esperienza dura, o Signore; una realtà difficile da accettare. Eppure, Signore, ti ringrazio per quanto ho imparato e sto imparando da questa malattia: ho toccato con mano la fragilità e la precarietà della vita, mi sono liberato da tante illusioni…>>. Precarietà, fragilità, illusioni!. Sì, è vero!.. bisognerebbe, spesso, alimentare il cuore di carità e di tanto, tanto amore, con visite negli ospedali, almeno una volta, nel corso della settimana, ai poveri ammalati. Non mancano, purtroppo, coloro che sono dimenticati e, forse, anche soli al mondo. Rinchiusi e intrappolati dalla solitudine e da preoccupazioni, non osano parlare ma con quel loro mutismo manifestano una grande fame di sorrisi, di carezze, di un abbraccio e, perché no? anche di un bacio forse;  insegnano verità inconfutabili.

C’è, in questa Casa, l’amore del Padre.

Ogni ricovero, e non è il primo per me , in questa Casa, voluta dal cielo e realizzata dal dolcissimo Padre, con piaghe e sangue. E’ la cattedra di un insegnamento che sprigiona, con forza e chiarezza, l’invito a guardare chi, disteso sul letto della sofferenza, attende un sollievo, un conforto, una parola di speranza, di coraggio, di comprensione fraterna e tanto, tanto affetto. L’espressione della < preghiera del malato >, da me copiata all’ingresso del reparto, devo affermare e sottolineare, si è trasformata, di certo, non solo per me ma anche  per i tanti ammalati, nel corso dei giorni vissuti in tale ambiente, in un vero pane duro da masticare ma poi subito accettato con fede, con speranza, e con rassegnazione soprattutto alla volontà di Dio che ci ha dato un’anima che vuole con sé, sempre, in un regno di gioie senza tramonto alcuno. La sofferenza in Casa Sollievo è, da mane a sera, carezzata dal sorriso di quanti ti si avvicinano per controllare il battito del tuo cuore, per prelevare un po’ del tuo sangue da analizzare, per curare ferite da chiudere e rimarginare, per farti sperare e credere ancora nella possibilità di vivere anche per anni. Sì, in Casa Sollievo della Sofferenza, cuore di Padre Pio, ritorna, riaffiora ogni  giorno, di buon mattino il sorriso, con il saluto della suora del reparto che con voce forte, augura: “Buon giorno a tutti!” e poi, sempre con il medesimo tono, forte e ricco di maternità, intona: << Ti adoro, mio Dio, ti ringrazio di avermi  creato e custodito in questa notte…ti offro tutte le azioni della giornata…>>. E poi in ogni stanza, per quanti sono a letto, con il costante e sempre presente sorriso, chiede:  “Avete dormito bene questa notte?…buona giornata a tutti voi”.

E’ l’alba, primo raggio di sole in Casa Sollievo. Quel sorriso, ho pensato, è il  sorriso medesimo del Padre che si unisce a quello della suora, ma anche con tutte le altre, numerose, in questa Casa voluta da lui. Il suo sorriso si fonde non soltanto con quello delle suore, Apostole del sacro Cuore, ma anche con quello di medici, paramedici e di quanti lavorano ed operano nella casa del grande prodigio e del mistero sconfinato di amore.

  

E le moltitudini accorrono!

E le moltitudini si moltiplicano e accorrono ogni giorno, in ogni stagione dell’anno.

In pullman, con cinquanta pellegrini cavesi, sul far del giorno raccolti, pregando e cantando, percorrendo le statali Napoli – Bari, Foggia -  Manfredonia, osservo, prego e al termine medito e scrivo: Sì, numerosi ci precedono e altri ci seguono, tutti diretti alla medesima meta: San Giovanni Rotondo.

Il primo autista, il pilota maestro, Padre carissimo, sei sempre tu! Al parabrezza la tua immagine sorridente, come un portabandiera, sembra invitare immancabilmente alla preghiera, alla gioia dal tono celestiale, di paradiso. San Giovanni Rotondo, con il trascorrere degli anni, ingigantisce la sua prodigiosa potenza di calamita per milioni di cuori con un’attrazione che nessuna forza umana riesce a frenare o a diminuire. Si corre e si accorre al monte santo, sfidando anche il clima, a volte, freddissimo dell’inverno garganico o caldissimo dei periodi estivi. Perché l’aumento di pellegrini e anche di razze diverse? “Padre, un signore mi ha detto: ”Fa caldo forte, oggi; si suda moltissimo, ma sono contento per la pace che avverto ogni qual volta mi porto qui. E’ un giorno, questo, che mi fa dimenticare i tanti problemi, e familiari e di lavoro. Qui si respira aria ben diversa! E’ l’aria che racchiude, sprigiona profumo di paradiso!”. E che dire di quella chiesa che abbiamo trovato, già alle ore nove, piena in ogni angolo di fedeli? Tanti cervi assetati alla fonte di acqua viva abbiamo incontrato anche presso la tomba. E l’ondeggiare poi  delle corone? E il salmodiare e il  canto, anche se espresso in lingue diverse, uniscono i diversi sguardi su quel marmo che sembra ripetere a ognuno: Io custodisco quel corpo che anche per te ha sofferto e sanguinato e che non smetterà giammai la sua missione di pescatore meraviglioso, di padre sempre dolcissimo e misterioso>>.

Padre, non avrei mai creduto di vivere tanto da ritornare da te, anche a distanza di anni dalla tua dipartita, e con nuovi amici, sempre più numerosi, e con te! Non ci lasciare mai!

No! Non è stato frutto di fantasia o di sogno anche questo viaggio verso quel Gargano che mi ha fatto vivere gli anni più belli della mia vita, ma una realtà che non cessa di farmi ancora, e più di ieri, gioire e cantare con un linguaggio da bambino.

“ Ci rivedremo, ritornerò anche a ottobre, mi auguro, mi ha ripetuto al termine un vecchietto. Ritornerò per pregare e cantare come oggi, lungo la strada e sulla tomba di Padre Pio!”

Padre, per tutti sei Padre Pio; per tutti sei Padre, protettore, un maestro e, soprattutto guida misteriosa e meravigliosa. Grazie, grazie Padre Santo.

 


 

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