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UN ANGELO CHIAMATO TOTO' CHE
AMAVA LA VITA
di Vincenzo Sparti
Totò se ne è andato. Ci ha lasciati.
Probabilmente, in pochi, pochissimi lo conoscevano di persona.
Alcuni lo conoscevano indirettamente avendo molto generosamente
contribuito al regalo del pacchetto SKY che a Dicembre del 2004,
attraverso colletta, gli avevamo donato tutti noi del forum per il
suo sfegatato tifo calcistico. Sul punto solo una considerazione: a
Dicembre gli dissi che a breve Sky sarebbe stato disattivato e che
mi volevo muovere per rifare la colletta; con uno sguardo mesto mi
disse di non farla. Sospettai che si riferisse a questo, ma feci
finta di niente. Ora capisco e mi meraviglio ancora di più. Altri
avranno visto qualche volta la sua foto su questo stupido sito.
Altri ancora non avranno la minima idea di chi sia, allora è giusto
spiegarlo. Circa sei anni fa, vidi per caso un video che parlava di
alcuni ragazzi discinteci dell’Enrico Albanese. Era un periodo per
me molto delicato, ed avevo una grande sensibilità. Quel video mi
colpì molto perché parlava di giovani come me, che, però, a
differenza di me, stavano passando la loro vita in una stanza di
ospedale. Sin dall’infanzia tutti loro hanno vissuto in quella
stanza di ospedale e, per la loro malattia, non possono muovere
praticamente alcun muscolo. Persino mangiare è fonte di indicibili
sofferenze perchè si affogano di continuo e sembra che non riescano
più a respirare - in Totò era una cosa straziante -.
Che libertà abbiamo ogni giorno, e neanche ce ne accorgiamo.
Totò, probabilmente era quello che stava peggio di tutti, perché
mentre gli altri (chi più, chi meno) possono muovere qualcosa, lui
non muoveva neanche i muscoli della bocca, neanche la lingua, ma
solo gli occhi. Che cosa bella che sono gli occhi! Gesù dice che
“l’occhio è la lucerna del corpo. Se il tuo occhio è sano, tutto il
tuo corpo sarà luminoso. Se il tuo occhio è malato, tutto il tuo
corpo sarà tenebroso. Dunque se la luce che è in te è tenebra,
quanto grande sarà la tenebra?”.
Parlavamo attraverso gli occhi. Io parlavo con la voce e lui parlava
con i suoi occhi. E quanto mi sorridevano quegli occhi. Sempre.
Sempre.
Lo meritavo? Ci andavo, se proprio ero bravo, una o due volte al
mese, la domenica. Ci andavo poco o niente rispetto a quanto si
dovrebbe andare dalle persone che soffrono (e che soffrono tanto).
Ma lui mi sorrideva sempre. E come mi sorrideva con quegli occhi
intelligenti, dolci, teneri, pazienti, pieni d’amore e di
misericordia.
Non c’è cosa importante in questi sei anni sulla quale non abbia
chiesto il suo parere. Dalla politica alle ragioni di cuore, dalle
mie battaglie alle mie ansie. E’ un paradosso: era lui a tirarmi su
il morale. E’ possibile? Come si spiega che io, sano e fortunato,
abbia avuto come mio (forse unico) consolatore un malato terminale?
Sono domande che non hanno facile risposta. Credo facciano capolino
sul senso (o forse sul non senso) stesso che la vita sembra aver
assunto oggi. L’epoca delle contraddizioni e Palermo è diventata un
suo sfavillante teatro. Da un lato la società mondana, quella che se
la gode di tutto, che abusa di tutto, che disprezza tutto, che
compra tutto, che ride di tutto, che spende tutto in tutte le cose
insulse, nei vestiti costosi, nelle macchine di lusso, nei viaggi
esotici di meritato (forse) riposo; dall’altro lato, gli ultimi, i
dimenticati da tutti, quelli che sono un’offesa per la società o,
forse, solo uno scomodo pensiero, e non sembra così lontano il tempo
in cui dalle rupi si gettavano giù i neonati con handicap. Oggi non
li si getta più, li si lascia sopravvivere nella solitudine più
totale, con qualche infermiere che a malapena dà loro da mangiare,
ma poi nessuna figura istituzionale che si accorga di loro, nessuna
associazione di volontariato che ne sia venuta a conoscenza, nessuna
figura che sia andata a far un po’ di compagnia.
Totò è morto solo, come solo ha passato una vita intera, su un
freddo letto di ospedale. Persino nella camera mortuaria, dove anche
i più malvagi ricevono le visite di cortesia, era rimasto solo. Ci
sono andato per mezz’ora io ed ho incontrato sua madre. Al centro di
una fredda stanza dell’obitorio dell’Ingrassia c’era la bara ed il
suo corpo perfetto, come se fosse vivo. E’ la prima persona che non
vedo trasfigurata dalla morte.
Secondo le logiche umane, Totò doveva essere l’immagine della
tristezza e della disperazione, ma non lo era affatto. Sorrideva a
tutti e con vivo umorismo, con straordinaria intelligenza. Sapeva,
solo con gli occhi fare capire persino le sue battute. Dove trovava
questa inspiegabile forza? Da dove riceveva tutta questa
consolazione? Non certo da me o da quei dolcissimi (ma pochi)
ragazzi che andavamo a trovarlo ogni tanto.
E allora qual è la risposta? Che lui non era solo, come disse Gesù
durante la passione “voi tutti mi lascerete solo, ma io non sono
solo, perché il Padre è con me. (Gv 16, 32)”
Dio non si dimentica dei suoi figli. In Isaia il Signore dice: «Si
dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi
per il figlio delle sue viscere? Anche se ci fosse una donna che si
dimenticasse, io invece non ti dimenticherò mai. Ecco, ti ho
disegnato sulle palme delle mie mani» (Is 49,15).
E significa pure che forse le beatitudini di Cristo nel discorso
della montagna non sono legate ad un tempo futuro, ma sono legate
all’oggi: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei
cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti,
perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete
della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché
vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati
figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché
di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi
perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di
voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la
vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i
profeti prima di voi”. Totò aveva tutte le beatitudini, e per questo
era già consolato, aveva già pace, dormiva in serenità, riusciva,
anche se sofferente, a sorridere a tutti. La consolazione di Dio è
un mistero di cui i veri sofferenti danno però sempre prova.
E un’altra cosa significa tutta questa storia, che nuovamente Dio si
è beffato delle logiche degli uomini, ed ha eletto a santità Totò
che avrà il potere di preparare un posto a chi vorrà, perché ancora
una volta “Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i
sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i
forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e
ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono.” (1 Cor. 1,
27)
Anche a te, Totò, mi permetto di chiedere ciò che il ladrone disse a
Gesù in croce: “ricordati di me!” |
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