Cronaca

Un’azienda per la lavorazione del marmo, la Marmi Nusa, intestata a Paolo Grande Aracri e a Carmelina Passafaro, figlio e nuora di Francesco. E poi un’autorimessa, la cui titolare è Rosita Grande Aracri, anche lei figlia di Francesco, e un appartamento sempre intestato a Rosita. Sono questi i beni, collocati nella zona industriale di Brescello, oggetto di un nuovo sequestro patrimoniale preventivo richiesto dalla Direzione distrettuale antimafia di Bologna e autorizzato dal tribunale di Reggio. Il controvalore è di mezzo milione di euro.

A distanza di quasi due anni da un primo sequestro, ancora una volta quindi gli inquirenti hanno scelto di colpire economicamente la famiglia ritenuta affiliata alla cosca di Cutro e i parenti di Francesco Grande Aracri, 61 anni, condannato in via definitiva per associazione mafiosa nel 2008, tutt’ora sottoposto a misura di sorveglianza speciale, da innumerevoli anni residente a Brescello dove è tornato dopo aver scontato la pena e che è fratello di Nicolino, ritenuto il boss della cosca e pochi giorni fa condannato in Appello a 30 anni di carcere.

I beni posti sotto sequestro nelle ultime ore, sebbene formalmente intestati a Rosita, 32 anni, al 25enne Paolo Grande Aracri, e alla nuora, stando alle indagini rientrano nella disponibilità del capofamiglia e sarebbero stati acquisiti tramite ‘fonti finanziare occulte e non tracciate, verosimilmente illecite’. Tra l’altro le attività della Marmi Nusa sarebbero connesse in maniera molto stretta con quelle della Euro Grande Costruzioni.

Francesco Grande Aracri – si legge nel decreto del tribunale – non avrebbe mutato il proprio stile di vita, e si manterrebbe ‘solidale e a disposizione dell’associazione mafiosa e dei propri aderenti’. E continuerebbe a impartire ordini e direttive ai figli.

Il nuovo provvedimento preventivo, contro cui potrà essere fatto ricorso, è scaturito dagli accertamenti suppletivi eseguiti dai carabinieri dal novembre 2013 a oggi. In quella data infatti venne attaccato, per la prima volta in provincia e in tutta l’Emilia Romagna, il patrimonio di un soggetto considerato affiliato a una cosca. Proprietà mobili ed immobili per 3milioni di euro uscirono dalla disponibilità della famiglia. E al momento non vi torneranno, perchè oltre al nuovo provvedimento di sequestro il tribunale di Reggio (contro cui si potrà fare ricorso alla Corte d’Appello di Bologna) ha pure disposto la confisca dei beni direttamente e indirettamente appartanenenti a Francesco Grande Aracri.

All’alba dell’8 novembre 2013, i carabinieri del comando operativo di Reggio assieme a colleghi di Forlì arrivati in supporto diedero esecuzione al sequestro patrimoniale preventivo di beni per 3milioni di euro riconducibili a Francesco Grande Aracri, condannato a 3 anni e 6 mesi per il reato di partecipazione, con ruolo sovraordinato ad associazione di stampo mafioso, nell’ambito dell’inchiesta Edilpiovra. Conti correnti, 16; depositi bancari, due aziende edili, sei appartamenti, nove unità commerciali; a parte un’abitazione a Catanzarao, era tutto qua. Nel reggiano, a Brescello, da anni e anni luogo di residenza e lavoro della famiglia. Ora quel patrimonio è dello Stato. Due anni fa si era trattato del primo sequestro in Regione nell’ambito della lotta alla ‘ndrangheta, e questa è tra le prime confische, la prima in assoluto a Reggio Emilia.

Secondo il tribunale, le argomentazioni portate dalla difesa dell’imprenditore calabrese e dai suoi periti non hanno scardinato l’impianto accusatorio, che aveva condotto al sequestro d’urgenza e che durante l’iter giudiziario – dice il decreto – è stato avvalorato dalle risultanze del lavoro di esperti nominati dal tribunale.

Sproporzione oggettiva tra quanto dichiarato da Francesco Grande Aracri e lo stile di vita, suo e dei famigliari; tra le entrate e le uscite. Nonchè impossibilità – secondo il tribunale – di giustificare investimenti, acquisizioni, prelievi, versamenti se non con denaro di provenienza non dichiarata e probabilmente illecita, frutto del rapporto con il clan criminale della cosca di Cutro con il quale Francesco Grande Aracri sostiene di non avere nulla a che fare.

Gli accertamenti hanno preso in considerazione addirittura un ventennio: dai primi anni ’90, periodo di arrivo dell0’imprenditore a Brescello, al 2011. Anni durante i quali il massimo dichiarato da Grande Aracri è stato 27.500 euro.

Sono già stati attivati i canali formali con l’Agenzia Nazionale per l’amministrazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, che deciderà sulla gestione e sulla destinazione. La sede dell’agenzia competente per l’Emilia Romagna è quella di Roma.

Il sindaco di Brescello Marcello Coffrini dice di apprendere da noi della confisca e del nuovo provvedimento di sequestro patrimoniale a carico dei Grande Aracri. Di Francesco lui parlò nell’ormai famigerata intervista alla web tv Cortocircuito. Da affermazioni prive di condanna nei confronti del suo concittadino nacque un caso politico che un mese fa ha avuto una prima conseguenza concreta: l’insediamento, per decisione della prefettura, di una commissione d’accesso nel paese rivierasco il cui compito è stabilire se ci siano o ci siano stati condizionamenti sull’amministrazione da parte della famiglia. I lavori proseguono, il trimestre a disposizione, rinnovabile, scadrà il 10 settembre. ‘Sui nuovi provvedimenti non posso dire null’altro se non che, come sempre, ho fiducia nel lavoro degli inquirenti’ dice il primo cittadino.