Il nostro Vescovo Roberto Amadei:

Preghiamo per tutte le vittime

L’11 ottobre – trigesimo dell’attacco terroristico a New York e a Washington – partecipiamo spiritualmente alla solenne commemorazione delle vittime che si svolgerà nella basilica di San Giovanni in Laterano a nome del popolo italiano. Preghiamo per le vittime di quell’atto folle, per i loro parenti e per le innumerevoli altre vittime della violenza, specialmente per quelle trascurate dai mezzi di comunicazione, dimenticate per spirito di parte e non considerate dalla nostra indifferenza. Ricordiamo pure il volontario Giuliano Berizzi, trucidato nel servizio ai poveri del Ruanda. Preghiamo per i morti nell’incidente di Linate, avendo un ricordo particolare per i bergamaschi e le loro famiglie.

La dolorosissima e tragica vicenda americana ha causato una guerra che, come tutte le guerre, non si sa come e quando finirà, e certamente accrescerà le sofferenze degli innocenti e l’odio tra i popoli. Raccogliamoci in preghiera perché il cuore di tutti si apra al dono della fraternità portato da Gesù Cristo. Si apra il cuore dei responsabili di quell’atto disumano e di chi vuole renderli innocui ed estirpare le radici del terrorismo.

In un momento di fortissima tensione internazionale, Papa Giovanni rivolgeva queste parole ai governanti dei popoli: «Volgete lo sguardo ai popoli che vi sono affidati e ascoltate la loro voce. Che cosa vi chiedono, che cosa vi supplicano? Non chiedono quei mostruosi ordigni bellici, scoperti nel nostro tempo, che possono causare stragi fratricide e universale eccidio, ma la pace: quella pace in virtù della quale l’umana famiglia può liberamente vivere, fiorire, prosperare».

I problemi economici, sociali e politici causati dall’ingiusta distribuzione delle risorse a disposizione dell’umanità e dalla politica dissennata di molti governi delle popolazioni più povere, mai sono stati risolti dal terrorismo e dalla guerra. Anzi, normalmente sono stati complicati e peggiorati: l’uso della forza può garantire soltanto il bene di una minoranza a spese di molti altri. Solo la ricerca sincera del bene dell’intera famiglia umana, ricerca attuata con la politica vera e non con illusorie scorciatoie, può costruire e ricostruire la pace vera, cioè difendere e promuovere i diritti politici, economici, culturali e religiosi di ogni uomo e di ogni popolo.

Preghiamo perché i nostri cuori si aprano sinceramente alla pace donata da Dio; dono affidato al nostro impegno, dono che svela orizzonti sempre più vasti delle nostre piccole conquiste. Tutti abbiamo bisogno di sperare la pace, di rafforzare la mentalità di pace, cioè la convinzione che, nelle condizioni attuali dell’umanità, ogni guerra è un rischio mortale per l’umanità. Perciò è possibile e doveroso tentare altre strade per risolvere le diverse situazioni e questioni che complicano i rapporti tra i popoli.

Si lavora alla mai finita costruzione della pace con l’impegno quotidiano a condividere la ricerca del bene comune, non limitandosi a camminare uno accanto all’altro nel sospetto e nella fredda incomunicabilità, ma collaborando generosamente e lealmente con tutti e per il bene di ogni uomo.

Si è uomini di pace se ci si libera da ogni sentimento di ostilità, di egoismo personale o di gruppo o di classe o di razza. Se si combatte in se stessi l’indifferenza verso i poveri vicini e lontani; se si è disposti a mutare stile di vita per ridurre la distanza tra chi è nel benessere e chi non ha il necessario. Se nella politica non si ricorre alla violenza verbale e alla calunnia per distruggere l’avversario. Se non ci si abitua alla «piccola» violenza quotidiana verso persone e cose, presentandola come «legittimo dissenso».

La preghiera per la pace – e qualsiasi dimostrazione contro la guerra – è vera ed efficace solo se scaturisce dalla decisione di essere aperti a tutte le dimensioni della pace nel nostro modo di pensare, giudicare e vivere: la pace è affidata alle nostre scelte quotidiane.

L’11 ottobre celebreremo la festa del Beato Giovanni XXIII, il Papa della «Pacem in terris», il Papa che, quando l’umanità rischiava di precipitare nella catastrofe di una guerra, ha saputo parlare al cuore dell’umanità contribuendo efficacemente ad aprire orizzonti di speranza. Ha parlato e agito in questo modo perché nel quotidiano della sua esistenza si era lasciato guidare dalla pace evangelica, cioè da rispetto, stima, fiducia e amore verso ogni persona, dall’ascolto attento delle ricchezze morali presenti in ogni uomo e ogni popolo, dalla condivisione della misericordia del Signore, dalla certezza che le ferite del cuore delle singole persone e dell’umanità si possono guarire esclusivamente con la solidarietà vera e profonda.

Raccogliendo il suo esempio, affidiamo anche alla sua intercessione le nostre preghiere, le sofferenze e le speranze dell’intera famiglia umana, e la stupenda, commovente e tenace opera di pace del suo successore Giovanni Paolo II.

La Madonna, regina della pace, celebrata in questo mese di ottobre in tutte le nostre comunità, converta i cuori di tutti; conforti le vittime innocenti di questi eventi, comunque dolorosi perché causano una perdita in umanità; aiuti ciascuno di noi a ricercare, invocare e vivere la fraternità vera, l’unica che può allontanare la tentazione della violenza, della guerra.