Ssangyong Rexton

Lo Sport Utility ha contagiato anche la Corea che propone interessanti proposte. La Hyundai è stata la prima a comprendere l’importanza del segmento, lanciando in rapida successione la compatta Santa Fè e quindi l’imponente Terracan, spinta da un brillante turbodiesel 3 litri da 150 CV. A ruota è giunta la Kia con la Sorento, che ha sedotto critica e pubblico al Salone di Ginevra, anticipando che la versione di punta (il turbodiesel 2500) avrà 140 puledri a disposizione.Non c’è due senza tre ed ecco quindi la Ssangyong che propone la Rexton, che “brilla” per disporre di un 2.9 turbodiesel intercooler, in grado di erogare appena 120 CV ed essere più cara della stessa Hyundai (che in Corea è la leader incontrastata e controlla la stessa Kia) Terracan 2.9 CRDi! Rexton chiede infatti 31.000 euro per la sua versione “top” contro i 29.551 della superaccessoriata Terracan Premium.

La musica non cambia neppure per il modello “base”, con la Ssangyong a quota 28.000 contro i 26.451 della Terracan che annovera inoltre una rete di Concessionarie ben più articolata e capillare della sua rivale. La filiale italiana è certamente convinta della bontà del prodotto, che porta la firma di Italdesign e vanta soluzioni estetiche piacevoli benché il valore richiesto rischi di far affondare il modello prima ancora del suo lancio! La versione 3.2 benzina da 218 CV è infatti proposta alla “modica” cifra di 41.400 euro, segnalando che la ben più autorevole e blasonata Lexus RX 300 parte da 38.881 euro e con 42.241 si può richiedere l’Executive.

Tali valori pongono la coreana in forte disagio anche perché la tenuta (il valore dell’usato) del modello non è certo paragonabile a quella del SUV prodotto dal marchio di lusso della Toyota! Una politica commerciale quindi in controtendenza per un costruttore coreano che fino ad oggi ha avuto successo in Europa per il competitivo rapporto qualità-prezzo. Esteticamente il Rexton evidenza la felice impronta del design italiano, ma sinceramente la vediamo assai dura competere con la nuova Land Rover Discovery, la Nissan X-Trail o ancor peggio con BMW X5 e Mercedes Classe M, che sono su un altro pianeta. Certamente rispetto all’attuale MJ, il Rexton è un capolavoro e degno delle massime lodi, ma sul mercato non c’è solo la Ssangyong ed evidentemente il distributore nazionale punta più sui margini che sui volumi. Realizzato sulla base di un doppio telaio sottoscocca rinforzato con traverse, per accrescerne la rigidità, il Rexton vanta un interasse di 2.820 mm (190 in più rispetto all’MJ).

Comparandolo con la MJ, migliora l’angolo di attacco, che guadagna cinque gradi (arrivando a 29°) e si riduce lo sbalzo posteriore di 120 mm, a tutto vantaggio dell’uso fuoristradistico, dove appare a suo agio. Internamente il gusto orientale è eccessivo con finte radiche forse apprezzate dai coreani, ma di assai dubbio gusto se comparate con quelle presenti sulle loro dirette rivali europee o sulla già citata Lexus RX 300. Le prestazioni del benzina – consumi esclusi – sono decisamente valide, grazie al sei cilindri di 3.2 litri da 218 CV che può raggiungere una velocità massima di 190 km/h. I 120 CV del 2.9 turbodiesel intercooler sono invece decisamente scarsi e la piacevolezza di guida ne risente inevitabilmente, specie se la si guida in montagna dove i sorpassi richiedono coppia e cavalli. Lo spazio non manca grazie alle generose dimensioni, segnalando che il Rexton è lungo 4,7 metri, largo 1,8 ed alto 1,7. Una vettura quindi con un biglietto da visita “macchiato” dal prezzo e dalle prestazioni che non permetteranno alla Rexton di esser protagonista del segmento dei SUV.

Carlo Valente