In California, in una vendita.

Nei suoi viaggi cerca questo genere di cose, va a cercarle nei mercati ?

Si, porto via sempre delle cose… Quelle colonne sono indiane, questa é una tavola che ho fatto fare… Qui c´é un melange di cose… ci sono anche queste sedie in plastica che si possono trovare dappertutto… Ci sono degli oggetti molto design, intelligenti ma industriali, e mi piace averli, ma poi c´é il piacere d´avere questi oggetti realizzati dalla mano dell´uomo, come queste porte di una casa del Cairo che ho trovato in un mercato al Cairo…

L´artigianato é il legame alla materia…

Si e poi c´é qualcosa di molto importante per me nell´artigianato, il fatto che l´artigiano vada sempre nella direzione delle cose e questa é anche un pò la mia scuola Se scolpiamo il legno nella vena del legno, la scultura é bella, se si va contro si rischia d´avere del legno nel dito e la scultura sarà meno bella. Vale lo stesso per il lavoro sul soulier, si tratta di andare nel senso della gamba, della donna, se, al contrario, si va contro il corpo della donna, non piacerà potrà forse essere interessante per il disegno ma alla fine della giornata chi avrà voglia d´averlo ?

Qual é la percentuale di donne che ha voglia d´imbruttirsi ?

Ci sono della parti della donna che sono più fini di altre, la caviglia, per esempio, é normalmente più fine del polpaccio, é meglio accentuare questo che il contrario… Il mio lavoro é di andare in questo senso..E la base resta ancora il corpo delle ballerine, le guardiamo da lontano e le gambe non si devono accorciare, é bello accentuarne la lunghezza I piedi sono come delle ali, le ballerine sono come degli uccelli… C´é una silhouette che é naturale alla donna, alla donna concepita come un uccello.

Io sono come l´artigiano : c´é un senso del legno come c´é un senso delle gambe e del corpo della donna, un senso della femminilità, della grazia.Sono questi i miei limiti Sono molto più un artigiano che un creatore

Lei fa anche del sur mesure… Come scopre il senso della persona ? A parte il criterio estetico ci sono anche altre dimensioni che entrano in gioco ?

Si, certo… Direi che nel sur mesure ci sono due cose

Il confort, perché a volte si tratta delle persone che hanno determinate esigenze, che vogliono o non vogliono una certa altezza, etc

E poi, nel lusso, vuol dire soprattutto avvicinarsi il più possibile al desiderio delle persone, questo mi sembra molto interessante e piacevole… Ascoltare quello che sono, quello che vogliono, andare nel loro senso, andare nel senso del piacere…

Credo davvero che ci sia un senso nelle cose… Come quando ci si immerge nell´acqua del mare c´ é una corrente… se ci si nuota controcorrente non ci si muove, se si va con la corrente ci si sposta molto più rapidamente… E´ in più c´é molto meno sforzo da fare.

Il suo universo sembra attingere ad un´estetica surrealista-feticista governata dal desiderio e dalla nozione di piacere.

Da dove provengono questi aspetti ?

Io non sono feticista ma é innegabile che il soulier ha un carattere feticista. Ciò che trovo interessante é che al livello del disegno esiste una dimensione molto immaginaria, fantasmatica, magica che poi si perde un pò ; voglio dire che si disegna un tacco altissimo, fine e poi bisogna sempre piantare un chiodo, procedere in modo molto più tecnico. E´ molto eccitante restare vicino al proprio disegno originario, facciamo sempre dei compromessi e delle concezioni con la realtà delle cose… Ma ciò che trovo interessante, ed é là che c´é questa dimensione feticista, é spingere sempre più lontano la frontiera della concessione.

Ma questo disegno riflette una visione del soulier…

Si certo… Quando si disegna ci sono due possibiltà: o si é qualcuno che segue la moda e che sta attento a questa dimensione, oppure si parte da un immaginario, senza porsi troppo questioni. Io ho sempre voluto disegnare i miei souliers e non mi sono neanche mai posto la questione di come farlo.

Ho sempre cercato di conservare questa libertà fondata sul desiderio e il piacere.

Lei ha collaborato più volte con David Lynch, penso all´esposizione alla Fondation Cartier e poi alla serie di fotografie in cui Lynch ha messo in scena i suoi souliers. Può raccontarci di questa collaborazione ?

Avevo fatto dei souliers per David all´occasione della sua esposizione alla Fondation Cartier e poi, giustemente per ritornare al feticismo, David Lynch ha universo estremamente codificato, come lo é l´universo feticista in tutte le sue differenziazioni. Se c´é qualcuno che é veramente un universo di codici é David. C´é un estetismo molto forte, un linguaggio definito, una luce altrettanto definita… Tutto questo fa sì che ormai possiamo dire “alla Lynch”, anche per i colori che non sono mai brillanti, ma opachi… Anche il fisico dell´attrice é molto definito… Come si poteva dire alla Fellini si può dire anche alla Lynch… Tutto questo m´interessava, ci sono pochi cineasti oggi che siano così forti in un universo estremamente feticizzato. Su questa base ho pensato di fare dei souliers davvero feticisti, non destinati ad essere portati ma a divenire delle icône feticiste. Ho detto a David che avrei trovato molto bello fare dei souliers d´immagine, destinati a restare nell´universo del sogno, del fantasma e che avrei voluto che lui facesse le foto… Ancora prima che finissi la mia frase mi ha detto “I can do it”… “No problem, I have pictures in my mind”.