Nelle pagine di questa rivista ci siamo soffermati spesso sul ruolo che il contribuente riveste nel contesto economico e sociale della nazione. Abbiamo sottolineato come il cittadino italiano fosse considerato come un suddito che paga e tace, ma abbiamo anche ammesso che l’orizzonte tributario si prestava ad una sua diversa collocazione in tale scenario. Lo sforzo dell’amministrazione finanziaria, ai tempi odierni, è tutto improntato alla tutela dei diritti del contribuente. Si passa, in concreto, dalla centralità della norma a quella del contribuente. In una fiscalità basata essenzialmente sull’autodeterminazione ed autotassazione dei tributi, ciò che rappresenta il fulcro attorno al quale far ruotare tutto il meccanismo di applicazione delle imposte, è costituito essenzialmente dal contribuente. Ed è proprio in ossequio a quanto affermato che l’anno prossimo partirà il nuovo assetto del Ministero delle finanze attraverso la nascita delle Agenzie Fiscali. Con tale cambiamento si intende rendere attuabile quella trasformazione attraverso l’adozione di nuovi modi di essere e di agire, e più in generale, una complessa opera di semplificazione dei rapporti tra fisco e contribuente. Il tutto nell’ottica di agevolare il contribuente negli adempimenti spontanei.

Il contribuente deve essere aiutato nell’autotassazione, cioè a porre in essere un adempimento forzato che giova all’Erario e non a lui.

Per rendere operanti i principi sopra esposti, era necessario prevedere norme chiare che ponessero il contribuente in condizione di assolvere all’obbligazione tributaria in maniera semplice. In tale contesto la legge 27 luglio 2000, n. 212 recante lo “Statuto dei diritti del contribuente” introducono nel nostro ordinamento tributario alcuni principi che, se correttamente applicati, potrebbero sortire come effetto un miglioramento nei rapporti tra fisco e contribuente. In un settore, come quello tributario, dove il contribuente è gravato da numerosi obblighi di contribuzione, rinvenire norme che impongono anche determinati limiti al potere pubblico è sicuramente da accogliere con soddisfazione. Ma vediamo più in dettaglio quali sono le principali disposizioni recate dalla citata legge 212.

Per consentire al contribuente di conoscere in anteprima il parere del fisco in ordine a problematiche complesse, nel recente passato, sono state emanate alcune disposizioni concernenti settori impositivi all’interno dei quali potevano annidarsi comportamenti fortemente elusivi. L’art. 37-bis, del D.P.R. 600/73, ha introdotto alcune fattispecie di operazioni che, se poste in essere senza valide ragioni economiche, comportano il disconoscimento dei vantaggi tributari derivanti dalle stesse. L’elencazione fornita nel citato art. 37-bis, comprende soltanto alcune operazioni ( spese di rappresentanza e pubblicità, operazioni straordinarie, capital gains

ecc.) che rappresentano soltanto una goccia nel mare delle disposizioni tributarie meritevoli di approfondimenti. Ecco che nell’ambito dei principi di partecipazione del contribuente alla formazione dell’atto amministrativo, l’art. 11 dello statuto ha ampliato le ipotesi in cui il contribuente può rivolgersi all’amministrazione finanziaria a tutte quelle situazioni in cui vi siano condizioni di incertezza sulla corretta interpretazione delle disposizioni tributarie. Il contribuente che intende conoscere il pensiero dell’amministrazione finanziaria, potrà presentare istanza di interpello concernente l’applicazione delle disposizioni tributarie, ricevendone risposta entro 120 giorni dalla sua formulazione. L’istanza deve riguardare casi concreti e personali cioè deve riflettere casi reali e non basati su ipotesi di fatto non concretamente esistenti. L’istanza dovrà indicare anche l’ipotetica soluzione del caso prospettato.

Il parere dell’amministrazione finanziaria è vincolante per la stessa solo relativamente al caso oggetto di interpello e per il solo contribuente. Tutto ciò sta a significare che la risposta alla fattispecie prospettata non potrà essere utilizzata da altro soggetto passivo ancorché riguardi casi simili o materie analoghe. Qualora l’istanza di interpello sia formulata da un numero elevato di contribuenti per fattispecie simili, l’amministrazione finanziaria potrebbe intervenire rispondendo cumulativamente attraverso una circolare esplicativa o una risoluzione. Eventuali provvedimenti di natura impositiva o sanzionatoria emanati dall’amministrazione finanziaria discordanti rispetto al parere formulato, sono da ritenere nulli e privi di qualsiasi efficacia. Dal tenore della norma sembra evincersi che se il parere perviene al contribuente entro i termini succitati, attraverso il quale il fisco concorda con l’assunto del contribuente stesso, nessun accertamento potrà essere disposto per il caso di specie; se la risposta non dovesse pervenire entro il termine di 120 giorni, non si renderanno applicabili le sanzioni ma le eventuali maggiori imposte ed interessi saranno dovuti. Occorre comunque precisare che l’interpello deve riguardare casi per i quali risulti dubbia l’interpretazione e non involgerà questioni risolvibili sulla scorta di circolari e risoluzioni già emanate. Questi ultimi casi potranno essere risolti rivolgendosi al front office che è abilitato a fornire risposte immediate. Nei casi in cui la risposta richieda consultazione o approfondimenti, il contribuente potrà rivolgersi ai back office che forniscono risposte in differita.